Dopo 41 Festival come direttore di palco, Pippo Balistreri lascia Sanremo. A 74 anni una delle colonne della kermesse, almeno dietro le quinte, saluta la città dei fiori. Lo conferma in una lunga intervista concessa a Fanpage: “Questa volta per me è arrivato il momento di lasciare. Anche perché, come è giusto, bisogna aprire la strada ad altra gente che, nel frattempo, mi ha seguito e ha imparato il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani“.
Perché Balistreri lascia il Festival di Sanremo
Quello che faceva lui, dal prossimo anno “lo faranno tre o quattro persone” dice, “Si divideranno i vari compiti e riusciranno a lavorare bene”. La sua sembra una decisione da cui non si torna più indietro. Diversi i fattori che lo hanno portato qui. “Per esempio che io non sono un dipendente Rai, ma un esterno. E dentro la tv pubblica, tra sindacati, dirigenti e altri funzionari, c’è un sacco di gente che, se non fai parte dell’azienda, ti guarda sempre come fossi diverso. Insomma, non fai parte della loro famiglia e mi chiamavano solo perché avevano bisogno. Sono tutti elementi che mi hanno portato a stufarmi e ad abbandonare tutto. Non c’è stato nessuno che mi ha detto di lasciare, ma è tempo di dare spazio ad altri”.
Un testimone prezioso
Balistreri è stato testimone di tanti episodi accaduti sul palco sanremese: I Queen in playback per protesta, i numerosi disguidi tecnici che possono capitare in una manifestazione così complessa come Sanremo, la lite Bugo-Morgan, la rivolta dell’orchestra nel 2010 quando Malika Ayane fu esclusa dalla finale mentre tra i finalisti c’era il trio Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici (“All’inizio non ho gradito quella protesta. In seguito, però, ho capito che l’orchestra aveva ragione”) e Blanco che devasta la scenografia floreale (“Mi è sembrato tutto programmato per compiere l’azione che poi ha fatto sul palco durante la diretta. Un modo per farsi pubblicità” commenta Balistreri).
Il consiglio a Stefano De Martino
Il prossimo anno il Festival sarà condotto da Stefano De Martino. Lo storico direttore di palco ha un consiglio per lui: “Prima di iniziare, dovrebbe andare sul palco, chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: ‘Io sono il direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho bisogno del vostro aiuto‘. È importante la collaborazione di tutti”. E conclude: “Il Festival non si organizza dall’oggi al domani: è una macchina molto difficile da far funzionare”.