Era solo una questione di giorni ed è accaduto. Mickey Rourke è stato cacciato dalla sua casa di Los Angeles – già dimora del famoso giallista Raymond Chandler – per non aver pagato 60mila dollari di affitto arretrato. Un tribunale di Los Angeles ha reso esecutivo lo sfratto della ex star celebre negli Anni Ottanta, deliberando a favore del suo padrone di casa Eric Goldie.
Rourke a TMZ aveva confermato che non aveva pagato il canone perché la casa sarebbe stata infestata dai topi. Candidato agli Oscar e vincitore di un Golden Globe, Rourke aveva apparentemente lanciato una colletta, poi sconfessata, per permettergli di trovare un alloggio quando era arrivata la prima indicazione dello sfratto alle porte.
L’attore dopo il cinema si era reinventato pugile. Poi è tornato sul set negli anni 2000 con “Sin City”, “Iron Man 2” e soprattutto “The Wrestler”, una pellicola quasi autobiografica. Rourke era stato percepito allora come un attore “ritrovato”, simbolo di una Hollywood capace di perdonare e recuperare i suoi figli. Subito dopo il successo, tuttavia, qualcosa si era incrinato. Erano seguiti ruoli secondari o pellicole di scarso valore artistico, confermando una tendenza ricorrente nella sua carriera: l’impossibilità (o forse la volontà) di sfruttare appieno la propria notorietà attraverso decisioni più calcolate.