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“L’antipasto che mi aveva portato a casa era immangiabile, ma non ho avuto il coraggio di dirglielo”: Mara Venier e il dolce ricordo di Enrica Bonaccorti

Le due conduttrici erano grandi amiche, e negli anni hanno condiviso tante confidenze e risate. Le ultime lo scorso Natale, quando Bonaccorti si presentò con un "pesce finto" riuscito decisamente male

di Redazione FqMagazine
“L’antipasto che mi aveva portato a casa era immangiabile, ma non ho avuto il coraggio di dirglielo”: Mara Venier e il dolce ricordo di Enrica Bonaccorti

“Avevamo una sorellanza più che un’amicizia. Eravamo molto simili sotto tanti aspetti”. Mara Venier ricorda Enrica Bonaccorti, scomparsa il 12 marzo all’età di 76 anni. Dalle pagine de La Stampa la conduttrice veneta racconta il legame con la collega e amica. Un’amicizia di lunga data, che risale a quando Venier non era ancora famosa. Poi si sono perse di vista “senza un motivo. Dopo ci siamo ritrovate quando ho saputo che aveva subìto un intervento al cuore. La chiamai subito e da allora non ci siamo più perse” fa sapere.

L’ultimo Natale insieme

Tante le confidenze e le risate che hanno condiviso negli anni. Le ultime lo scorso Natale, quando Mara Venier ha invitato Bonaccorti e la figlia Verdiana a casa sua: “Abbiamo suonato, cantato. Lei era felicissima, non finiva più di ringraziarmi per il Natale nonostante tutto spensierato. Me lo ha detto fino all’ultimo”. Fa sorridere l’aneddoto relativo all’ultima cosa che le due si sono dette. “L’avevo invitata a casa e lei aveva proposto di portarmi il ‘pesce finto’ che sarebbe una sorta di antipasto di patate e tonno che a me piace molto, servito a forma di pesce – spiega Venier -. Arrivò disperata dicendo che le era venuto male, che le dispiaceva tanto e in effetti era immangiabile. La volta dopo mi disse che me lo portava per rimediare alla gaffe. Invece era peggio del precedente, immangiabile ma non ho avuto il coraggio di dirglielo”.

La telefonata dalla clinica

La conduttrice di “Domenica In” aveva visto Bonaccorti “abbastanza di recente, però l’avevo chiamata quando era in clinica. Mi ero preoccupata, allora le chiesi se era lì per la malattia, se c’era stato un problema. Lei mi disse di no che si tratta di altro, la sua voce era serena, mi stava tranquillizzando“. E conclude: “Non pensavo che la sua morte sarebbe stata tanto repentina. Scoprire stamattina che non c’era più è stata una botta terribile“.

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