Mogol, reduce dal riconoscimento all’ultimo Festival di Sanremo 2026 per la sua lunga carriera, al Cinema Modernissimo della Cineteca di Bologna ha presentato la sua autobiografia “Senza paura. La mia vita”. Naturalmente durante la chiacchierata si è parlato del lungo sodalizio umano e artistico con Lucio Battisti, che ha segnato la musica italiana.
Il paroliere ha spiegato che la fine del rapporto è stato causato da “questione di equità nella ripartizione dei diritti tra parole e musica. Quando si scrive una canzone testo e melodia hanno lo stesso valore, e per me è sempre stato fondamentale che il riconoscimento fosse giusto per entrambi”, riporta Il Messaggero.
E ancora: “Se penso ancora a incontrare Lucio? Sempre. Sono convinto che il giorno in cui morirò lo ritroverò seduto su una sedia con la chitarra in mano, e allora lo abbraccerò”.
“Ho sempre voluto vivere senza paura, buttandomi nelle esperienze con entusiasmo – ha raccontato -. Mi lascio guidare da quello che la melodia suggerisce. Se il brano è intimo, scrivo parole intime; se il ritmo cambia, cambiano anche le immagini e le emozioni”.
La storia di “Senza paura. La mia vita”
Milano, anni ’40. Quando l’insegnante di canto chiede se qualcuno se la sente di eseguire l’inno d’Italia, tutta la classe si volta verso un compagno, perché è il figlio di un musicista. Felice di essere eletto capocoro, il ragazzino si alza e intona orgoglioso le prime note dell’inno di Mameli, ma non arriva a ‘s’è desta’ che l’insegnante lo ferma e lo rimanda al posto. Il verdetto giunge irrevocabile: è stonato come una campana.
Non va meglio quando suo padre lo spinge a imparare il pianoforte: scoperto che il suo maestro ha un debole per il cognac, lo fa ubriacare per sabotare le lezioni. La storia di Giulio Rapetti comincia così, con un giamburrasca di periferia che non vuole saperne niente della musica. Eppure, qualche anno dopo, quando lavora come ragioniere per un’etichetta discografica e un amico viene a trovarlo nel suo ufficio – un ragazzo cresciuto in via Gluck – accetta la sfida di scrivere per lui il testo di una canzone.
Quel giorno segna la nascita di Mogol e l’inizio di un percorso inimitabile, leggendario, che decollerà definitivamente quando un chitarrista ancora sconosciuto, un timido romano coi riccioli e la voce stridula, si presenterà alla sua porta: «Piacere, Lucio». La scrittura delle canzoni è solo una piccola parte della sua vita, fatta sempre di nuovi progetti, di amori familiari, di impegno sociale, di sport, di incontri e di cose semplici. In questa autobiografia a cuore aperto ci racconta la sua esistenza, le emozioni quotidiane, la verità dei sentimenti, la consapevolezza di un uomo che ha saputo cercare dentro di sé la verità e ha lasciato un segno profondo nella cultura italiana. (dalle note di Salani Le Stanze)