I "NI'" - 2/3
Schiaparelli: Daniel Roseberry è un genio della Haute Couture, ma nel prêt-à-porter la sua creatività fiammeggiante appare spesso ingabbiata dalle griglie della funzionalità commerciale. La collezione gioca con codici iconici come il buco della serratura, i maglioni Aran fluttuanti e l’uso geniale del trompe-l’œil, eppure c’è un retrogusto che non convince. Le silhouette strizzano pericolosamente l’occhio all’attuale “Ozempic mania“, proponendo maglie e guaine effetto seconda pelle pensate unicamente per esaltare la ritrovata (e innaturale) magrezza di corpi scolpiti dalle iniezioni dimagranti. Un paradosso esclusivo che rischia di alienare proprio quelle donne che Elsa Schiaparelli voleva far sentire a proprio agio.
Stella McCartney resta in un territorio ambiguo, e questa volta la contraddizione pesa. Proprio da lei, che della sostenibilità e dell’etica ha fatto un asse narrativo e imprenditoriale, colpisce vedere cavalli al centro dello show. È vero: animali addestrati, presenza gestita, immagine potente. Ma resta difficile conciliare luci forti, musica alta e benessere animale senza una certa stonatura. E Stella questo, più di chiunque altro, dovrebbe saperlo. La collezione in sé ha confermato i suoi temi — sartoria fluida, materiali innovativi, una femminilità pratica e una robusta consapevolezza ecologica — ma il dispositivo spettacolare ha finito per incrinare il messaggio. Non abbastanza da mandarla tra i flop, ma abbastanza da impedirle di stare tra i top.
