Artemisia Gentileschi è una bambina, Beatrice Cenci una giovane donna quando le loro vite si incrociano per un breve momento. Non si conoscono, non si parlano e non si vedranno mai più. Eppure, come un’ossessione, quell’incontro fatale inseguirà Artemisia per anni, fino a ispirarle uno dei suoi dipinti più celebrati, simbolici e drammatici: Giuditta che decapita Oloferne. Dovrà passare ancora molto tempo prima che la Storia sappia riconoscere alle donne allora chiamate peccatrici la statura di eroine…
Considerata tra le firme più autorevoli della narrativa storica contemporanea, Elizabeth Fremantle ha un dono particolare: creare romanzi avvincenti partendo da frammenti di storia, spesso al femminile, che illuminano anche i grandi temi del presente. Così, dopo aver narrato ne La disobbediente la vicenda di Artemisia Gentileschi, negletta nel suo tempo e oggi onorata come la più brillante pittrice del Barocco, torna con La peccatrice (Libreria Pienogiorno) nella Roma della fine del XVI secolo, in tutta la sua magnificenza e brutalità, per dare corpo e voce a un’altra figura la cui voce e il cui corpo sono stati brutalmente negati: Beatrice Cenci.
“Mi sono appassionata alla vicenda di Beatrice mentre lavoravo al romanzo su Artemisia” racconta l’autrice. “La sua è una storia straordinaria, se possibile ancora più viscerale e sconvolgente. Ma non volevo che fosse una presenza silenziosa, raccontata solo dal giudizio o dal pregiudizio altrui, e neppure che fosse soltanto una vittima. Desideravo che fosse finalmente ascoltata, che avesse la possibilità di rivelare tutta la sua ricchezza e complessità morale ed emotiva. Una ragazza che voleva essere libera e che, non potendolo essere, alla fine fu fuoco, fu vento e, in qualche modo, fu speranza”.

Giovane figlia della nobile casata dei Cenci, Beatrice ha una mente brillante e una sete di libertà. Eppure è destinata a una vita di dorata insignificanza: nella Roma di fine Cinquecento le donne, nei lussuosi palazzi come nelle dimore più umili, vivono al più esistenze invisibili e silenziose, pulsanti di sogni, sofferenze e aspirazioni di cui gli uomini non hanno sentore. Quando il fratello viene ucciso da una casata rivale, il perverso e dispotico padre la rinchiude, insieme al resto della famiglia, a La Rocca, un inaccessibile castello fortificato in cima a una vetta, a giorni di viaggio dalla capitale. Isolata e in balìa della violenza e della paranoia del genitore, la ragazza si sente sempre più oppressa e insofferente. Soprattutto quando, superando ogni divieto, l’amore la travolge, sovvertendo il destino di tutti… fino al più lirico dei finali.
Santa o peccatrice? Vittima o aggressore? Intrecciando con sapienza un romanzo indimenticabile, capace di toccare tanto le corde del romanticismo quanto quelle del thriller, Fremantle costruisce pagina dopo pagina una protagonista complessa e avvincente che, simbolo della ribellione alla violenza degli uomini, emerge dalle fredde pagine della storia in un’esplosione di passione e rabbia per sfidare il nostro pensiero e i nostri preconcetti. “Questa storia travolge il lettore in modo così emozionante che non si riesce a riprendere fiato fino all’ultima pagina”, afferma Elodie Harper della BBC, che garantisce: “Il miglior libro letto quest’anno”.