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“Sono pronta a parlare con la polizia per dare il mio contributo alle indagini”: chi è (e cosa può sapere) Charlotte Manley, la storica segretaria dell’ex principe Andrea

L'ex segretaria di Andrea Mountbatten-Windsor è pronta a contribuire alle indagini sul caso Epstein. Cosa potrebbe rivelare?

di Antonella Zangaro
“Sono pronta a parlare con la polizia per dare il mio contributo alle indagini”: chi è (e cosa può sapere) Charlotte Manley, la storica segretaria dell’ex principe Andrea

Il muro di omertà e silenzi che ha avvolto e protetto Andrea Mountbatten-Windsor e la famiglia reale, fino ad oggi, sembra finalmente sgretolarsi. Raggiunta, a sorpresa, nella sua casa di campagna dove sta trascorrendo gli anni della pensione, Charlotte Manley, assistente storica dell’ex principe, ha confermato ai giornalisti del Times di avere tutta l’intenzione di parlare con la polizia, per dare il suo contributo alle indagini.
“Anche se non avrò molto da dire”, avrebbe poi confessato ai cronisti, ma sicuramente ogni dettaglio sarà utile a comporre con più precisione il puzzle che sta mettendo insieme i capi di accusa per colui che, per anni, è stato uno degli amici più stretti del predatore sessuale Jeffrey Epstein.

Il fratello di re Carlo III è finito nella bufera per le accuse mosse, in primis, da Virginia Giuffrè, ma dopo la pubblicazione dei tre milioni di Files messi a disposizione del pubblico dal Dipartimento di Giustizia americano, la sua posizione è risultata definitivamente compromessa. Il picco in basso si è raggiunto il 19 febbraio scorso quando ha trascorso il giorno del suo compleanno in stato di fermo di polizia. Charlotte Manley è stata la sua ombra negli anni della gloria: dal 1996 al 2003 ha ricoperto il ruolo di assistente personale, poi di tesoriera e infine di segretaria privata; chi meglio di lei, dunque, potrebbe dare le risposte che Andrea non ha mai voluto consegnare a nessuno, negando fermamente ogni addebito e ogni accusa mossi nei suoi confronti.

La parte più controversa e già emersa, tra i compiti portati a termine dalla Manley, che è andata in pensione lo scorso autunno, è quella legata al pagamento di una massaggiatrice che sarebbe stata inviata all’allora principe Andrea da Ghislaine Maxwell. Presentata come una brava professionista, Monique Giannelloni per 75 sterline avrebbe lasciato il suo centro estetico della lussuosa zona di Kensington, a Londra, per recarsi a Palazzo, dove fare un trattamento al figlio della regina Elisabetta II. Era il giugno del 2000 e la donna di origine sudafricana veniva incaricata da Ghislaine di andare a conoscere una persona “più famosa di Dio” che l’avrebbe poi ricevuta in accappatoio.

La storia emerse per la prima volta nel 2019 quando la massaggiatrice raccontò al Daily Mail di aver ricevuto la chiamata di Charlotte Manley che le dava indicazioni e fissava l’appuntamento. Già all’epoca fece piuttosto scalpore la facilità con la quale Giannelloni si vide aprire le porte della residenza reale per poter accedere alle stanze private di un principe che la riceveva, prima in accappatoio, poi, dopo averla salutata, usciva dal bagno completamente nudo. “Voltai lo sguardo, imbarazzata” aveva confessato ai tempi, salvo poi confermare che non era accaduto nulla di illecito e che durante il massaggio Andrea si era coperto con un asciugamano ed era stato un vero “galantuomo”. Il servizio venne retribuito con un assegno firmato dalla segretaria privata di Andrea che dopo tre anni avrebbe lasciato quell’incarico.
Nel frattempo, però, lo aveva seguito passo, passo quando il governo britannico lo aveva incaricato di viaggiare il mondo per tessere relazioni per suo conto, come inviato speciale per il commercio e gli investimenti. Questo capitolo della vita di Andrea Mountbatten-Windsor, iniziato nel 2001 e durato dieci anni, ha portato la polizia a cercare tutti gli elementi a sostegno dell’ipotesi di accusa di abuso d’ufficio, aggravata dall’alto tradimento e scaturita dai contenuti degli Epstein Files di recente pubblicazione. L’ex principe, infatti, stando ai documenti emersi in gennaio, avrebbe condiviso con Epstein le informazioni riservate raccolte durante la sua attività e per questo gli agenti lo hanno portato per 11 ore in cella per ascoltarlo. La sua assistente personale ha viaggiato con lui, lo ha seguito e con ogni probabilità è stata testimone di qualcosa che potrà essere utile alle indagini e la sua, ad oggi, risulta essere una voce “spontanea” davvero importante.

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