Cinema

La clamorosa Jessie Buckley domina i pronostici, ma tra le non protagoniste è sfida aperta: la corsa agli Oscar 2026 delle attrici

La protagonista di Hamnet è la superfavorita per la statuetta dopo una stagione di premi quasi perfetta. Più incerta la gara tra le supporting actress, con Taylor, Madigan e Mosaku divise dai riconoscimenti pre-Oscar.

di Anna Maria Pasetti
La clamorosa Jessie Buckley domina i pronostici, ma tra le non protagoniste è sfida aperta: la corsa agli Oscar 2026 delle attrici

Se Hamnet di Chloe Zhao ha diviso la critica (meno le platee travolte da lacrime incontrollabili), la sua protagonista Jessie Buckley ha unito chiunque in un plauso unanime. L’attrice nata nel verdissimo Killarney d’Irlanda alla fine del 1989 non è brava nel ruolo di Agnes Shakespeare: è semplicemente clamorosa. Con questo “ruolo della vita” — almeno finora — pochi sono i dubbi che l’Oscar da protagonista non finisca nelle sue mani, dopo la nomination da “supporting actress” che la celebrò per La figlia oscura (2021), diretto da quella Maggie Gyllenhaal che l’ha voluta protagonista de La Sposa!, dal 5 marzo anche nelle sale italiane. Dice bene Variety motivando i probabili favori dell’Academy verso Buckley: “L’attrice guida il film dentro a un dolore primordiale, senza mai indugiare nel sentimentalismo”. Una riflessione valoriale altissima, che suggella un talento di cui forse ancora in pochi si erano accorti. Del resto Jessie appartiene a quella categoria di performer complete: è anche cantautrice, danzatrice, raffinatissima interprete teatrale (ha vinto un Laurence Olivier Award per il musical Cabaret nel 2021), con una solida e classicissima formazione tutta British, essendosi laureata alla Royal Academy of Dramatic Art. Al netto di premi vinti, statistiche e previsioni fatte, Buckley non dovrebbe dunque avere rivali per la prossima Notte degli Oscar (15 marzo): dopo aver ricevuto il Golden Globe (film drammatico), il BAFTA, il Critics’ Choice e il premio SAG (Screen Actors Guild), l’attrice ha una probabilità del 95% di trasformare la candidatura che, nel mondo delle scommesse, si traduce a 1,02 quote.

Qualunque altra vincitrice sorprenderebbe. A partire dalla seconda favorita, l’australiana Rose Byrne, mattatrice assoluta e quasi solitaria del dramedy “autoriale” Se solo potessi ti prenderei a calci (If I’d Legs I’d Kick You) di Mary Bronstein. Seppur vincitrice del Golden Globe come miglior attrice di una commedia o musical, Byrne ha pochissime chance di assaporare la statuetta più ambita del cinema (il 3%: gli scommettitori la danno a 19,00), anche per l’oggettiva complessità del film di cui è protagonista, che peraltro gode di una sola nomination: la sua. E per quanto assai più pop, anche la due volte “oscarizzata” Emma Stone difficilmente sarà chiamata a fare il suo discorso di ringraziamento per aver interpretato Bugonia di Yorgos Lanthimos, con la regia del quale ha trionfato nel 2024 per Poor Things, dopo il suo primo Academy Award per La La Land nel 2016. Quasi infinitesimali le possibilità sia per la “veterana” Kate Hudson, chiamata a esprimersi — e a cantare — in Song Song Blue di Craig Brewer, sia per la norvegese Renate Reinsve, unica interprete non di madrelingua inglese, sensibile protagonista femminile di Sentimental Value del suo connazionale Joachim Trier, forte candidato nella categoria dei film internazionali. Dovesse vincere una delle ultime due attrici, gli scommettitori vedrebbero la propria puntata moltiplicarsi di ben 26 volte.

Sul fronte delle “supporting actress” i giochi sono notevolmente più aperti e dunque interessanti. In buona parte poco note al grande pubblico internazionale, le performer generalmente inserite in questa categoria guardano al loro possibile Oscar come all’antipasto per un futuro da protagoniste. Con due interpreti offerte dal cast di Sentimental Value — l’americana e assai famosa Elle Fanning e la norvegese Inga Ibsdotter — che purtroppo per loro godono di scarse possibilità di vittoria, i favori si spalmano sul rimanente terzetto, composto dall’americana Teyana Taylor (Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson), la 75enne Amy Madigan (Weapons di Zach Cregger) e la britannica-nigeriana Wunmi Mosaku (I peccatori di Ryan Coogler). Se quest’ultima ha trionfato ai BAFTA, la veterana Madigan ha vinto il Critics’ Choice Award e il SAG, mentre la febbrile “Perfidia” di Una battaglia dopo l’altra si è guadagnata il Golden Globe.

Insomma, i principali riconoscimenti pre-Oscar perfettamente tripartiti in una corsa che anche per gli scommettitori si livella su quote moltiplicative ravvicinate, fra 2 e 3. In conclusione, è possibile che, mancando una superfavorita come Jessie Buckley tra le “leading”, tra le “supporting” abbia la meglio la performer presente in uno dei film con il maggior numero di candidature: in tal caso il cerchio si stringerebbe fra Taylor e Mosaku. Con un sonoro e appassionato applauso per la bravura di tutte, protagoniste e non.

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