Gli alieni faticano a comunicare con noi perché nello Spazio c’è… maltempo. Una nuova ricerca del SETI Institute (istituto di ricerca di intelligenza extraterrestre) con sede nella Silicon Valley suggerisce che le avverse condizioni meteorologiche spaziali rendono più difficile da rilevare i segnali radio provenienti dal cosmo. Il SETI, in parte finanziato dalla NASA, ha affermato che l’attività stellare, come le tempeste solari e la turbolenza del plasma proveniente da una stella vicina a “un pianeta trasmittente”, possono amplificare segnali altrimenti ultra-stretti. Questo, affermano gli scienziati dell’istituto, distribuisce la potenza di qualsiasi trasmissione su più frequenze, rendendone più difficile la rilevazione con le tradizionali ricerche a banda stretta. “Se un segnale viene amplificato dall’ambiente della sua stessa stella, può scendere al di sotto delle nostre soglie di rilevamento, anche se è presente, contribuendo potenzialmente a spiegare parte del silenzio radio che abbiamo osservato negli anni”, ha affermato l’astronomo SETI, Vishal Gajjar.
Per decenni, il SETI e altri ricercatori hanno ascoltato il cielo alla ricerca di segnali di vita non umana, cercando di identificare picchi di frequenza che indicassero segnali che, a loro dire, difficilmente potevano essere prodotti da processi astrofisici naturali. La nuova ricerca, affermano, mette in luce una “complicazione trascurata”: anche se un trasmettitore extraterrestre produce un segnale perfettamente stretto, potrebbe non rimanere stretto quando lascia il suo sistema di origine. “Le fluttuazioni della densità del plasma nei venti stellari, così come occasionali eventi eruttivi come le espulsioni di massa coronale, possono distorcere le onde radio in prossimità del loro punto di origine, ‘sbavando’ di fatto la frequenza del segnale e riducendo la potenza di picco su cui si basano le pipeline di ricerca”, si legge in una dichiarazione che accompagna la scoperta. Insomma, è probabile che non solo ET abbia avuto problemi a “telefonare a casa” come accadde nell’omonimo film campione d’incassi del 1982, diretto da Steven Spielberg.