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“A Babbo Natale chiesi di farmi risvegliare maschio, così papà mi avrebbe accettato. Non avevo un bel rapporto con lui”: così Antonia Liskova

L'attrice slovacca si racconta al "Corriere della Sera" condividendo anche ricordi dei suoi primi anni in Italia: "Se sei una bella ragazza dell’Est devi dimostrare il triplo di qualità. Gli uomini volevano manipolare la ragazza sperduta, le donne pensavano che fossi venuta a sedurre"

di Redazione FqMagazine
“A Babbo Natale chiesi di farmi risvegliare maschio, così papà mi avrebbe accettato. Non avevo un bel rapporto con lui”: così Antonia Liskova

Antonia Liskova viene dalla Slovacchia (“Bojnice, un villaggio in campagna. Un posto magico, c’è il castello dove girarono Fantaghirò, dietro le transenne vedevo Kim Rossi Stuart”), ma ha un nome italiano, “perché mia nonna ebbe una storia d’amore con un partigiano italiano ferito, di cui si prese cura”, spiega al Corriere della Sera. L’attrice racconta la propria vita a partire da un’infanzia difficile segnata anche dal rapporto non esattamente idilliaco con il padre.

Il difficile rapporto con il padre

“I miei erano operai, mio padre era anche un musicista sgangherato. Alcolizzato, si tolse la vita“, le parole di Liskova, che rivela: “Non avevo un bel rapporto con lui, a Babbo Natale scrissi una lettera pregandolo di farmi risvegliare maschio, così papà mi avrebbe accettato. Eppure non pensavo potesse causare tanto dolore perderlo”.

Il provino (che come sempre va male per l’amica interessata)

L’arrivo in Italia coincide con il compimento dei 18 anni. Lavora come cameriera in pizzeria per guadagnare soldi in modo da aiutare la sorella più piccola, poi diventa modella e l’occasione per fare l’attrice si presenta quando accompagna un’amica a un provino. Come nella migliore delle tradizioni, però, la parte non va all’amica, ma all’accompagnatrice, ovvero la stessa Liskova: “Lei non volle più vedermi, disse che avrei dovuto rifiutare” ricorda Antonia, prima di condividere aneddoti sul suo arrivo nella Capitale: “All’epoca ero extra comunitaria, da adolescente ho vissuto il regime comunista, ricordo quando, dopo la caduta, rimisero il crocifisso a scuola”.

E ancora: “L’Italia… Se sei una bella ragazza dell’Est devi dimostrare il triplo di qualità. Gli uomini volevano manipolare la ragazza sperduta, le donne pensavano che fossi venuta a sedurre. Non fu una passeggiata”. “Ho faticato” ammette, “ciò che ho conquistato l’ho meritato”. E oggi ha raggiunto nuove consapevolezze: “Non mi tocca più il giudizio altrui. Da tanto tempo qui mi sento a casa”.

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