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“Ho pensato di smettere dopo anni di postacci e teatrini. Se non fai ridere ti senti un cretino, è umiliante”: così Fabio De Luigi

Ospite del podcast BSMT l'attore e regista ricorda i momenti difficili del proprio percorso, fino al successo in tv con la Gialappa's

di Redazione FqMagazine
“Ho pensato di smettere dopo anni di postacci e teatrini. Se non fai ridere ti senti un cretino, è umiliante”: così Fabio De Luigi

Gli esordi, le serate no e i momenti in cui si è rialzato fino a incontrare il grande successo. Fabio De Luigi si racconta a Gianluca Gazzoli nel podcast BSMT. Al cinema con Un bel giorno, film da lui diretto e in cui recita al fianco di Virginia Raffaele, De Luigi ripercorre gli inizi allo Zelig grazie a Gino e Michele: “Avevo 23 anni, andò bene e mi chiesero un pezzo da 40 minuti: divenne immediatamente lavoro”, fa sapere, come riporta il Corriere.

A un passo dal mollare tutto

Qualche è volta è stato sul punto di mollare: “A me è successo un paio di volte di dire smetto, ho fatto 10 anni di postacci e teatrini: è umiliante, sulla prosa puoi barare ma sulla comicità è più difficile. Sei autorizzato a tutto per poter far ridere, se non ci riesci però ti senti un cretino e quella cosa fa male”. Per sua fortuna, ammette, ci sono state le occasioni belle che gli hanno dato nuovo slancio per ripartire.

Il successo con la Gialappa’s

La svolta arriva grazie alla tv, agli anni di “Mai dire gol” con la Gialappa’s: “Io in realtà fui preso per evitare che andassi nel programma della Dandini, me lo dissero chiaramente” racconta De Luigi. Alcuni dei suoi cavalli di battaglia hanno dovuto aspettare il momento giusto per sbocciare: “Io credevo tanto al personaggio di Lucarelli, ci ho messo un anno a convincere la Gialappa’s” ricorda. E ancora, a proposito del ‘cantante’ Olmo: “Lo portavo già in giro nei miei spettacoli, dopo un minuto e mezzo però Gherarducci me lo bocciò. Cercavamo un nome di un cantante degli anni Sessanta, il mio parrucchiere mi propose Olmo e mi piacque: ho duettato persino con Giorgia, Jovanotti, i Negrita”. Un successo che divenne anche discografico. Conclude infatti De Luigi: “Al terzo-quarto pezzo facemmo un disco, vendette 250 mila copie: una cosa esagerata, in un’ora ne vendettero 15 mila e di corsa fecero stampare altre copie perché erano finite”.

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