La chiusura dei cieli del Medio Oriente sta avendo ripercussioni significative sull’intero sistema aereo, conseguenza diretta dell’escalation della guerra in Iran in corso. Si sta tracciando una revisione delle lossodromie, una messa a punto delle rotte più semplici in termini aeronautici e consuete per i viaggiatori: gli scali di Dubai, Abu Dhabi e Doha sono sempre stati abitudine per le tratte aeree con destinazione Est e Sud-Est asiatico ma anche per mete come Australia e Nuova Zelanda. Secondo Cirium, la fonte più affidabile al mondo di analisi nel settore dell’aviazione, il 10% del traffico mondiale passa attraverso questi hub. Il blocco dei cieli del Golfo comporta dunque un nuovo disegno delle vie in quota possibili, con conseguente rincaro dei prezzi che secondo gli ultimi dati arrivano anche al 900%. Gli specialisti segnalano che già nei primi giorni di conflitto, giocoforza lo stop ai collegamenti dei tre hub mediorientali, le tariffe avevano registrato lievi rialzi, ma con il passare dei giorni si è verificato un vero e proprio inasprimento.
A causa della guerra in atto migliaia di voli sono stati cancellati, dirottati o riprogrammati e sono ancora tantissimi gli italiani bloccati all’estero, sia nei Paesi mediorientali che in quelli più lontani che avrebbero dovuto fare “tappa” in uno degli scali del Medio Oriente per il rientro. Mentre l’attività della Farnesina si intensifica per assistere i connazionali, i canali social diventano una vetrina caotica di post e opinioni, tra influencer impauriti e guru rassicuranti, c’è chi tenta di destreggiarsi in autonomia tra incognite e prezzi folli, preparandosi a effettuare più scali per arrivare a destinazione.
Ma se la priorità è quella del rientro, non passa inosservata anche la gestione delle prenotazioni già effettuate da molti viaggiatori che avevano pianificato le partenze nei prossimi giorni e settimane, anche in previsione delle festività di Pasqua a inizio aprile. L’effetto domino sta paralizzando le operazioni aeroportuali, coincidenze e intere catene logistiche, e, oltre alla chiusura dei cieli del Golfo, anche le tensioni tra Afghanistan e Pakistan mettono a repentaglio uno dei due corridoi ancora aperti tra Asia e Europa (già chiuso quello che sorvola Iraq e Golfo), contribuendo all’aumento dell’incertezza per i viaggi ad alta quota.
Rientri per chi è bloccato negli Emirati e Maldive: partenze da Muscat e voli speciali da Malè
Il blocco dei tre hub mediorientali ha destinato l’aeroporto internazionale Muscat come punto di riferimento per i rimpatri di migliaia di viaggiatori, complici i rapporti storici d’intesa dell’Oman con Teheran. La capitale omanita che affaccia sullo stretto di Hormuz, fa da cerniera nello strappo del Golfo e dallo scorso lunedì accoglie migliaia di viaggiatori, turisti ma anche residenti che abitano all’estero, provenienti via terra da Dubai, Abu Dhabi, Doha e altri luoghi degli Emirati, che sono riusciti ad avere accesso a voli commerciali facilitati dalla Farnesina e a voli charter e di linea prenotati privatamente.
La Farnesina, oltre a ricordare a tutti i connazionali presenti nell’area di registrarsi qualora non l’avessero ancora fatto all’App ViaggiareSicuri oppure sul sito www.dovesiamonelmondo.it per ricevere aggiornamenti sugli sviluppi e sulle modalità di assistenza, informa quotidianamente anche sul numero di connazionali già rientrati in Italia. Secondo l’ultimo comunicato, in data 5 marzo, la Task Force Golfo continua ad operare schedulando ulteriori partenze per gli italiani rimasti bloccati nella regione: l’ultimo aggiornamento attesta due voli in partenza da Muscat diretti a Fiumicino, con a bordo un totale di circa 350 connazionali, ma anche da Malé, capitale delle Maldive, con due aerei diretti rispettivamente a Fiumicino e Malpensa con a bordo circa 60 passeggeri, principalmente persone fragili.
Rimborsi e diritti dei viaggiatori
In questa situazione in continua evoluzione che oltre a vedere numerosi voli intercontinentali costretti a deviare verso aeroporti alternativi, lasciando i passeggeri in scali non previsti, segna anche un riscrivere le regole del gioco commerciale, dove le big indiscusse delle compagnie aeree mediorientali lasciano più margine e prospettiva alle grandi competitor come Turkish Airlines, Singapore Airlines e le compagnie cinesi, ma anche alle piccole realtà di compagnie aeree private che rincarano fino a migliaia di Euro i biglietti. Ma in questa caotica realtà, alle volte paradossale, ci sono delle certezze per i viaggiatori da non dimenticare.
“Anche in presenza di una guerra, l’assistenza non viene meno. È un obbligo inderogabile”. A dichiararlo Felice D’Angelo, ceo di ItaliaRimborso, da anni punto di riferimento nazionale nella tutela dei diritti dei viaggiatori. Mai come in questo particolare periodo è fondamentale ricordare che gli obblighi di assistenza previsti dal Regolamento CE 261/2004 restano pienamente validi, nonostante la natura straordinaria dell’evento. In questo caotico scenario la Claim Company ha attivato una unità speciale di crisi dedicata alla gestione dell’emergenza, con l’obiettivo di fornire assistenza immediata, orientamento normativo e supporto operativo ai passeggeri coinvolti.
I diritti dei passeggeri devono essere rispettati. Anche in casi eccezionali, la compagnia è tenuta a completare il viaggio con mezzi alternativi e a garantire assistenza. L’aspetto fondamentale da non dimenticare è quello di conservare ogni documento di spesa sostenuta durante l’attesa. Come sottolinea D’Angelo: “Se la compagnia non è reperibile, è fondamentale conservare ogni ricevuta, scontrino o fattura. Tutte le spese documentate possono essere rimborsate”.
Voli già prenotati: modifiche e cancellazioni
L’instabilità geopolitica comporta incertezza anche per la gestione dei viaggi già prenotati per le prossime settimane e per le vacanze di Pasqua, soprattutto per quanto riguarda mete turistiche come Thailandia e Maldive che prevedono scali nell’area mediorientale. Ad oggi, il Ministero degli Affari Esteri non ha emesso alcun divieto di viaggio verso queste ed altre destinazioni turistiche dell’Est e Sud-Est asiatico. Le agenzie di viaggio stanno gestendo la complessa situazione cercando di organizzare soluzioni alternative al fine di assicurare la partenza ai clienti che richiedono di modificare o rinviare le prenotazioni, prendendosi carico di eventuali costi aggiuntivi.
Oltre all’aspetto logistico, a incidere è anche l’altra faccia che una crisi internazionale comporta: la dimensione emotiva, la paura di volare e il terrore di sentirsi, ancora una volta, insicuri. Un effetto a catena che agisce inconsciamente e risveglia timori sopiti, facendo leva sulla memoria di un passato non troppo distante che ha inoculato un’inquietudine diffusa la quale può comportare anche la scelta di non partire. Sono già tantissime le cancellazioni di voli e prenotazioni di soggiorni, in attesa di auspicabili tempi migliori.