Cinema

Il godibilissimo gioco cinefilo di Nouvelle Vague: Linklater filma Godard mentre inventa il cinema

Un film sul momento in cui il cinema cambiò per sempre: Godard, Parigi, Belmondo e Seberg visti dal set, mentre nasce Fino all’ultimo respiro. Il regista statunitense ricostruisce il set di Fino all’ultimo respiro

di Davide Turrini
Il godibilissimo gioco cinefilo di Nouvelle Vague: Linklater filma Godard mentre inventa il cinema

Ultima chiamata per amare Jean-Luc Godard. Firmato: angolo cinefilia statunitense, Richard Linklater. Nouvelle Vague è il più devoto, divertente e sincero scavalcamento di campo – non il controcampo, attenti mi raccomando – possibile di Fino all’ultimo respiro (1960), il lungometraggio d’esordio del critico e regista francese, caposaldo rivoluzionario dell’infrazione delle regole cinematografiche tradizionali, sia stilistiche sia narrative, nella storia del cinema mondiale. In pratica Nouvelle Vague è guardare, spesso frontalmente, Godard (e l’operatore Raoul Coutard, novello Gregg Toland di Orson Welles) mentre filma Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg per i boulevard di Parigi.

“Cosa state girando?”, chiede un passante in mezzo al traffico. “Un documentario su Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo che recitano in un film”, risponde il regista. Il tutto scavalcando con la macchina da presa di 180 gradi quello che abbiamo ammirato per decenni, per capire cosa significasse sovvertire e rompere le regole formali e produttive nel fare un film. “New York Herald Tribune”, certo. Ma anche: “Per fare cinema bastano una ragazza e una pistola”.

Nouvelle Vague di Linklater è un giocoso e forbito bignami di tutto il citazionismo godardiano, espresso da Godard stesso (Guillaume Marbeck) su appunti, fogliettini, dichiarazioni a un’infastidita star come la Seberg (perfetta Zoey Deutch) e a un complice e arguto Belmondo (Aubry Dullin, con mento e dentatura giusti).

E se Godard realmente – anzi moralmente – puntò all’istantaneità e all’imprevedibilità per girare (oggi chi lo fa più? sic), Linklater imbastisce invece, con certosina precisione e minuziosa cura nella messa in scena (reparto cicche e fumatori, in sala e non, per dire), un set nel set del 1959, provando una sovrapposizione mimetica che passa perfino dai nomi (grossi) in sovrimpressione sotto i mezzi busti di presentazione. Tra Pierre Kast, Georges Sadoul, Agnès Varda e Jean Rouch, Jacques Rozier e Alain Resnais, c’è perfino Roberto Rossellini, profeta e già mito dei “giovani turchi”, che comunque si infila in tasca i panini del buffet e chiede qualche spicciolo a Jean-Luc. Proprio a lui che ancora non ha messo insieme quattro franchi accavallati per esordire al cinema.

All’epoca c’erano già riusciti tutti i suoi colleghi dei Cahiers du Cinéma (che vediamo in sala, in scena e in ufficio): Éric Rohmer, Jacques Rivette, Claude Chabrol – due volte – e soprattutto François Truffaut con I 400 colpi, che nel rivoluzionare il cinema dans la rue forse ha dato un tantino di più dell’amico, all’epoca, Jean-Luc.

A far partire la mini macchina produttiva di Fino all’ultimo respiro – una manciata di figure tecniche e poco più, appena venti giorni di riprese – ci pensa Georges de Beauregard (“Nulla di incomprensibile come le sue recensioni”, dice a Godard). Riprese selvagge, al volo, per strada: luci naturali, macchina da presa leggerissima, dialoghi mai pronti e sempre in divenire. “Voglio iniziare ogni giornata senza sapere cosa girare”. Seberg si spazientisce, il produttore s’infuria, ma tra un’apparizione di Jean-Pierre Melville con cappello sul set e Robert Bresson che gira Pickpocket in metropolitana, Fino all’ultimo respiro si chiude con il clamoroso primo piano della Seberg (che Linklater, scavalcando di campo, ci mostra con lei di spalle) e va verso l’altrettanto fulminante montaggio.

“Non tagliamo nessuna scena: tagliamo all’interno della scena”. Didascalico, per carità. Ma Godard qui ha proprio riscritto il cinema, la vita e parecchio altro. Linklater ne ristampa rapido le gesta a imperitura memoria in bianco e nero (e come altrimenti?). Scelta antimoderna, forse nostalgica, ma gioiosa, limpida, godibilissima. Distribuito da LuckyRed in collaborazione con Bim.

Video thumbnail
Precedente
Precedente
Successivo
Successivo
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione