Rispondendo a un lettore che gli chiedeva perché avesse definito la canzone vincitrice di “Sanremo 2026” la più brutta della storia del Festival, Aldo Cazzullo sul “Corriere della sera” aveva replicato così: “‘Per sempre sì‘ potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. (…) Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica – aveva proseguito Cazzullo -. Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la Nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell’opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo“.
Le parole del vicedirettore del “Corriere della sera” hanno generato polemiche social e anche la reazione di Caterina Balivo, conduttrice de “La Volta Buona“, che si è schierata contro le dichiarazioni del giornalista. Cazzullo per questa ragione è intervenuto in diretta nel programma di Rai1 precisando che “amici napoletani mi riferiscono che Caterina Balivo dice che ce l’ho con Napoli, consentimi di intervenire“.
La conduttrice di Aversa, città in provincia di Caserta, lo ha interrotto: “Puoi dire ai tuoi amici che non ho detto questo. Abbiamo letto quello che hai scritto sul Corriere della Sera e abbiamo spostato il discorso anche sulle canzoni napoletane. Abbiamo solo letto le tue parole e abbiamo commentato. La puntata è su RaiPlay”. “Tu hai provato a dire che io non sono contento che abbia vinto un napoletano”, ha spiegato Cazzullo provando a contestualizzare la sua posizione: “Io amo Napoli, adoro la grande tradizione napoletana. Adoro Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito. Sal Da Vinci non mi piace, rappresenta senza rendersene conto quella Napoli enfatica, come la vorrebbero i nordisti che non amano Napoli.”
“Direttore, dire che è una canzone cantata ai matrimoni della camorra è una cosa bella da leggere?”, ha chiesto la padrona di casa. Cazzullo ha provato a sgonfiare il caso: “Era una battuta. Come era una battuta quella dopo su Checco Zalone”. “Checco Zalone ha vinto un David di Donatello battendo Laura Pausini, non è la stessa cosa rispetto alla camorra”, ha insistito Balivo. Cazzullo ha concluso: “Volevo solo dire che amo la canzone napoletana e che Sal Da Vinci rappresenta una musica di persone che non amano Napoli”.
Sul “Corriere della Sera” il vicedirettore è tornato oggi sull’argomento ribadendo le sue posizioni. Riportiamo integralmente le sue parole: “Io amo Napoli e i napoletani. Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci. Adoro invece la grande tradizione della canzone napoletana, portata in tutto il mondo dall’Orchestra italiana di Renzo Arbore, ma prima ancora elevata ai massimi livelli da Caruso e da altre tra le più belle voci che non solo l’Italia ma l’umanità abbia mai avuto. Amo Tullio De Piscopo, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato, suo fratello Edoardo, James Senese. Amavo soprattutto il più grande di tutti, Pino Daniele (avevo 14 anni quando sentii cantare da un ragazzo con la chitarra «Quanno chiove» in un campeggio di Praia a Mare, e mi dissi che nella vita avrei voluto ascoltare musica così). Allo stesso modo amo il cinema di Totò e il teatro di Eduardo. Artisti che affondano profondamente le loro radici nella Napoli popolare, ma che hanno saputo parlare a tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Cinquant’anni fa, il napoletano Alan Sorrenti aveva grande successo con canzoni che sono rimaste. Ho qualche dubbio che rimarrà ‘Per sempre sì’. Geolier oggi, come Nino D’Angelo ieri, possono piacere o meno, ma sono voci originali, interessanti. La Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta uno stereotipo che con la cultura napoletana non ha molto a che fare. È un’attitudine strappacore, enfatica, consolatoria: l’amore per sempre, ti prometto davanti a Dio… Mi sembra un passo indietro non solo rispetto a ‘Quanno chiove‘, ma anche rispetto a ‘Nel blu dipinto di blu‘. Modugno era pugliese, anche se passava per siciliano, ma era comunque un artista del Sud; e la canzone con cui vinse Sanremo nel 1958 era molto popolare e molto moderna. Purtroppo non possiamo dire lo stesso di Sal Da Vinci“.
Il cantante non ha fornito al momento alcuna risposta, ieri è stato ospite al Tg1 delle 20, proponendo in diretta tv un tutorial con il balletto della sua canzone diventato virale sui social: “Ci sono gesti di psicosi collettiva, le parodie me le aspettavo ma sono belle tutte. Essere qui è un motivo di orgoglio, è un privilegio. Sto vivendo questo momento come una finale”, ha concluso Da Vinci.
Sal Da Vinci al Tg1: il vincitore del Festival di #Sanremo ospite negli studi del nostro Tg. Dalla gavetta al successo fino al trionfo all’Ariston. L’atteso ritorno nella sua #Napoli e i social impazziti tra balletti e parodie: fenomenologia di “Per sempre sì”.#Tg1 pic.twitter.com/o3KiwYAuzn
— Tg1 (@Tg1Rai) March 4, 2026