“Mara Venier? Quando papà è morto non ci ha mandato nemmeno un messaggio”. Non usa giri di parole Susanna Galeazzi nell’intervista al Corriere della Sera in cui parla di papà Gian Piero, il leggendario giornalista sportivo della Rai morto il 12 novembre 2021 a causa di un arresto cardiaco dopo aver contratto il Covid. “I primi anni, senza pensarci, mi trovavo a telefonargli. Un amore così grande non finisce. Lo rivedo ancora che alza le braccia al cielo e grida: ‘Andiamo a vincere!’”, racconta Susanna, giornalista e conduttrice del Tg5, rivelando anche aspetti molti intimi del rapporto con il padre.
SUSANNA GALEAZZI, LA MORTE DI PAPÀ GIAN PIERO E IL MESSAGGIO (MAI ARRIVATO) DELLA VENIER
Le due facce di Gian Piero Galeazzi. Da una parte l’iconico urlo “e andiamo a vincere” durante la telecronaca delle imprese sportive dei fratelli Abbagnale e l’intervista a Maradona negli spogliatoi dopo la vittoria dello scudetto del Napoli nel 1987. Dall’altra Domenica In, quando ne combinava di tutti i colori ballando, cantando e indossando travestimenti assurdi che facevano vergognare i figli Susanna e Gianluca. “Gli chiedevamo di smetterla, ma era così contento. E convinto che per arrivare al cuore della gente dovesse mostrarsi per quello che era. Da ragazzo, per studiare e allenarsi, non aveva avuto tempo di divertirsi”. Non la prese bene nemmeno il direttore dell’epoca, Marino Bartoletti: “Si arrabbiò. Non lo ha mai amato, ogni pretesto era buono per puntare il dito”, racconta Susanna. Che poi svela luci e ombre del rapporto con Mara Venier: “Papà le voleva molto bene, lei pure, credo, almeno finché hanno lavorato insieme. Poi non lo ha rispettato. Quando è morto non ci ha mandato nemmeno un messaggio”.
I GRANDI INCONTRI, LE AMICIZIE E IL RAPPORTO CON I COLLEGHI
Anche in Rai, non tutti gli volevano bene, ammette Susanna Galeazzi. “Là dentro c’era un’ambizione tremenda. Invidia. A volte tornava da un servizio e non trovava più la scrivania. Mario Giobbe e Enrico Tonali gli rimasero accanto”, ricorda. Eppure “Bisteccone” – soprannome che gli diede Gilberto Evangelisti, altro grande giornalista sportivo – sapeva farsi voler bene e negli anni ha coltivano amicizie e incontri speciali. “Una mattina, in hotel a Ischia, scendemmo per colazione. Ci raggiunse al tavolo un omone, così appariva ai miei occhi di bambina. Parlarono di tennis, di champagne. Ci guardavano tutti. Dopo scoprii che era Platini”, ricorda la figlia. Ma la lista è lunga e comprende Gigi Proietti – da cui andava a cena a Ponza, incrociando anche Vittorio Gassman -, Diego Armando Maradona (“Quando papà era a Napoli andavano insieme a cene e feste”) e l’avvocato Gianni Agnelli: “Raccontava: ‘Mi hanno rapito e mi sono ritrovato al tavolo di Gianni Agnelli con un pugno di riso in bianco e un bicchiere d’acqua Evian’”.
LE DIETE, LA PASSIONE PER IL CIBO E LA MALATTIA
Del resto, il cibo è stato una delle grandi passioni di Gian Piero Galeazzi. “Adorava mangiare. Il cibo, come lo sport, gli dava emozione”, ammette Susanna, che ricorda che il padre, alto 1,94, arrivò a pesare 160 negli anni di Domenica In. Le provò tutte per dimagrire, compreso andare al centro Messegué. Ma durante il soggiorno “papà scappava o allungava le mance per farsi portare qualcosa di buono”. Esagerato in tutto, una mattina al Foro Italico arrivò a mangiare 12 cornetti: “Una volta divorò 5 piatti da portata di risotto al Castelmagno. Andava a Parigi per le famose polpettine di Claudia Cardinale”. Arrivato ai 70 anni, cominciarono gli acciacchi, a causa del diabete e di un lieve Parkinson: negli occhi di molti c’è l’ospitata a Domenica In, nel 2018, in carrozzina. “Una scena che vorrei rimuovere. Mamma glielo aveva detto: ‘Piero, non andare, prima rimettiti’”, dice tranchant la figlia. Morì il 12 novembre del 2021, dopo aver contratto il Covid mentre era in una clinica per la riabilitazione del ginocchio. “Lo trasferivano al Gemelli. Lui odiava gli ospedali. Non voleva starci. ‘Io qui ci muoio, lo sento’. ‘Dai, papà, non dire cavolate’. Ci chiamarono alle sei del mattino. Aveva avuto un arresto cardiaco di dieci minuti. Ed era solo, proprio quello che gli faceva tanta paura”.