“È un periodo di episodi di violenza giovanile, segno di un disagio grave e diffuso. Tutti noi dobbiamo interrogarci”.
Così Carlo Conti ha introdotto il collegamento con Paolo Sarullo: “Voleva venire qui al Festival, ma non è stato possibile. Siamo andati noi da lui”. Il 25enne di Albenga (Savona) è stato vittima di una brutale aggressione che gli ha cambiato per sempre la vita. Era il 19 maggio 2024 quando Paolo è stato assalito da quattro adolescenti che hanno tentato di rapinarlo mentre si trovava in monopattino. Un pugno, la caduta a terra, poi due interventi chirurgici di 15 ore ciascuno. Paolo è sopravvissuto, ma è rimasto in coma per tre mesi. Al risveglio, si è ritrovato con l’uso di braccia e gambe gravemente compromesso.
“Non deve più accadere a nessuno”
“Qual è il tuo messaggio, dopo quello che ti è successo?”, ha chiesto Carlo Conti. “Stop alla violenza sui giovani”, la risposta di Paolo. “È vero che ti sei alzato e hai fatto qualche piccolo passo?”, ha domandato il direttore artistico. “Sì”, ha confermato il 25enne.
Paolo ha poi parlato del suo cantante preferito, Olly, accennando il ritornello di Balorda nostalgia. Conti gli ha chiesto se abbia perdonato i suoi aggressori. “Sì, non deve succedere a nessuno”, la risposta. E infine l’augurio del conduttore: “Paolo, mi raccomando, non mollare. Ciao, ti vogliamo bene“. Parole alle quali il 25enne ha replicato con un sorriso: “Non si molla un ca**o”.
L’aggressione
La sera del 19 maggio 2024 Paolo sta rientrando a casa con un amico dopo una serata in discoteca, nel Savonese. All’uscita del locale viene circondato da un gruppo di ragazzi tra i 18 e i 20 anni, uno dei quali minorenne. Vogliono il suo monopattino. La situazione precipita in pochi secondi: un pugno al volto lo fa cadere all’indietro, la testa colpisce violentemente l’asfalto. È un’emorragia cerebrale.
Trasportato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, viene sottoposto a due interventi chirurgici, entrambi della durata di circa 15 ore. I medici riescono a salvargli la vita, ma le conseguenze sono devastanti: tre mesi di coma, la rimozione di una parte del cranio e una diagnosi di tetraplegia con gravi compromissioni cognitive. Oggi Paolo comunica soltanto attraverso lievi movimenti. I quattro aggressori si danno alla fuga, ma vengono individuati e arrestati. In primo grado, il giovane ritenuto responsabile del pugno viene condannato a sei anni di reclusione per lesioni gravissime e rapina aggravata. Un altro componente del gruppo a tre anni e sei mesi. La Corte d’Appello conferma le responsabilità penali e dispone un risarcimento provvisionale di un milione e 270 mila euro per Paolo e di 200 mila euro per la madre. Una cifra che rischia però di restare solo teorica: i condannati risultano nullatenenti.
Oggi Paolo vive a La Spezia insieme alla madre Miranda, che ha lasciato il lavoro per assisterlo a tempo pieno. La casa popolare di Campochiesa, frazione di Albenga, dove abitavano, non è più utilizzabile a causa di muffe e spazi inadatti alle sue nuove condizioni. Le spese sono ingenti: assistenza continua, letto ortopedico, fisioterapia, logopedia, percorsi riabilitativi costanti. Una quotidianità fatta di cure, sacrifici e battaglie silenziose.