La settimana della moda milanese prosegue senza sosta dopo la fitta giornata di ieri, contraddistinta dal debutto di Maria Grazia Chiuri da Fendi assieme a tutti gli altri nomi in continua evoluzione del proprio percorso. Stamattina sveglia presto invece per tutta la città con lo show di Max Mara, seguito sempre prima di pranzo da Boss e Anteprima. Nel pomeriggio fino a sera, spazio invece ai pilastri della moda italiana, tra Prada, Emporio Armani – per la prima volta sotto la guida congiunta di Silvana Armani e Leo Dell’Orco – e Roberto Cavalli a fine giornata. La serata è stata anche teatro del debutto di Meryll Rogge per Marni. Vediamo quali sono state le sfilate e presentazioni più importanti della giornata.
PRADA
Se la moda è uno specchio della società, Miuccia Prada e Raf Simons ne hanno appena riscritto le regole matematiche. Niente casting sterminati per l’Autunno-Inverno 26/27: nel Deposito della Fondazione Prada sfilano solo 15 donne, ma i look presentati sono 60. L’esperimento sociologico e stilistico si basa tutto sull’arte della stratificazione in movimento. Ogni modella – tra cui spicca una Bella Hadid in versione inedita, con trucco minimale e acconciatura volutamente disordinata – percorre la passerella quattro volte, spogliandosi progressivamente di uno strato a ogni giro. Un cappotto rigoroso nasconde un maglione over, che a sua volta cela un abito midi stampato, per finire in una combinazione serale da cocktail o in un essenziale duo canotta e shorts. Non è un semplice esercizio di stile, ma la traduzione visiva delle innumerevoli sfaccettature assunte dalle donne in una sola giornata. “Ogni giorno richiede non solo abbigliamenti diversi, ma anche una pluralità di identità a cui attingere”, ha spiegato Miuccia Prada, ribadendo la necessità di un armadio intelligente, fatto di capi versatili e pensati per durare nel tempo, piuttosto che di accumulo seriale.
Sulla passerella si fondono elementi sportivi e alta sartoria, senza alcuna gerarchia tra i pezzi sovrapposti. I capi destinati a dettare tendenza si delineano con chiarezza: maglioni con zip che ricordano le giacche varsity abbinati a gonne colorate, décolleté con kitten heels portate rigorosamente con calzettoni sotto il ginocchio e sciarpe in maglia spessa. Le zip diventano un elemento funzionale e narrativo, aprendosi sui vestiti per svelare spalle nude o strati inferiori in organza e satin. I tessuti, inoltre, mostrano volutamente una patina invecchiata, per conferire quel senso di vita vissuta ricercato da Raf Simons. Ma se in passerella si celebra la decostruzione del guardaroba, nel parterre si costruiscono le alleanze del futuro: oltre al consueto parterre di star hollywoodiane (Uma Thurman, Carey Mulligan e Sarah Pidgeon dalla serie “Love Story”), a catalizzare l’attenzione della sala è Mark Zuckerberg. Il CEO di Meta, accompagnato dalla moglie Priscilla Chan, ha preso posto in prima fila posizionandosi strategicamente tra Lorenzo Bertelli e l’ad del gruppo Andrea Guerra. Una presenza istituzionale pesante, che infiamma le indiscrezioni finanziarie su un imminente accordo con EssilorLuxottica per la produzione di occhiali dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. Interpellata nel backstage sui rumors tecnologici, Miuccia Prada si è smarcata con un laconico: “Forse, chissà”.
EMPORIO ARMANI
Eccoci alla prima collezione di Emporio Armani firmata a quattro mani da Silvana Armani e Leo Dell’Orco, una collezione che parla di “vita vera”, occasioni d’uso diffuse e di gioventù affrontata da uomo e donna indistintamente. Talmente coesi che i modelli sfilano a coppie – a volte anche in trio – , in un set ideale ispirato a una scuola di musica dove lui e lei inseguono il sogno di diventare maestri d’orchestra, attraversato con naturalezza e disinvoltura. La stessa disinvoltura creata da pezzi tipici dell’abbigliamento britannico – gilet e berretti tra i tanti – , dai look “college” e dalla struttura-non struttura tipica di Armani. Ecco quindi completi verticali ma morbidi sulle spalle e soprattutto per i pantaloni, tra i modelli sartoriali e i bermuda con pince, portati sopra maglioni a quadri o camicie con il colletto rigido a mo di fiocco. Per i capispalla trench, montoni con pelliccia o giacche di pelle slim, ma anche lunghi cardigan in lana si fanno strato più esterno. Spazio anche per il denim sia come pantalone che come camicia e addirittura cravatta. I tessuti sono corposi, aptici sia alla vista che al tatto: lana in trama a spina di pesce e tweed, ma anche paillettes sottili e velluti morbidi che appaiono liquido denso quando la luce li colpisce. A completare l’atmosfera “lifestyle” ci pensa la pelletteria, composta da stringate e mocassini o stivali a tacco alto, mentre le borse si portano a mano come sacche oversize o sulla schiena come zaini “scolastici”. La palette di colori orbita attorno al grigio e iconico greige di Armani, riscaldandosi nel beige o nel marrone oppure ghiacciandosi in blu profondi, spazio anche ad accenni di bordeaux. Per completare la collezione una serie di camicie bianche, tra i pezzi più condivisi tra l’armadio maschile e femminile, declinata in camicie tuxedo, ingrandite come camici o con ricami dorati brillanti.
MARNI
Marni si presenta alla Milano Fashion Week per la prima volta sotto la guida della stilista belga Meryll Rogge, già titolare di un brand omonimo e reduce da sette anni di lavoro da Marc Jacobs. La stilista è appassionata di abbigliamento e mood vintage, credendo nelle sue infinite possibilità. Non si smentisce nemmeno per la sua première da Marni: in un ambiente casalingo dal sapore anni Settanta, tra pareti in legno e moquette beige, le modelle sfilano con look compositi e variegati in tutte le dimensioni, dai tessuti ai colori, presi dal mondo del vintage e archivio di Marni. Ripresa non nostalgica però, come dice la stessa stilista che dell’heritage di Marni vuole prendere il sentimento: “Non ha senso fare qualcosa di nostalgico, perché alla fine la persona migliore per fare Consuelo è Consuelo”, riferendosi alla fondatrice del brand. La pelle semilucida di giacche, gonne a portafoglio e stivali alti con i lacci si unisce a camicie e pantaloni sartoriali a righe simil “carta da parati”, assieme a top e gonne trasparenti con mega-paillettes e maglioni oversize. L’armadio proposto è variegato e indossabile tutti i giorni, intento vero e proprio della stilista per assemblare i capi a proprio piacimento e riscoprire il piacere di andare in negozio. Ecco allora anche giacche dal sapore invernale e sciistico – la Rogge è fan delle montagne – o abiti in tessuto tecnico e multi tasche. I colori si mantengono sullo scuro, tra verdi – in motivi tartan – , blu, rossi e neri, ma spiccano anche colori pastello come gialli e rosa. Attenzione anche agli accessori apprezzati sempre dalla stilista: le piume sulle collane si irrigidiscono grazie al metallo, mentre le borse bauletto tipiche del brand si fanno più morbide e meno squadrate.
ROBERTO CAVALLI
Per la autunno-inverno 26/27 Fausto Puglisi scava dentro Roberto Cavalli, talmente a fondo da raggiungere la polpa più nascosta dove non arriva luce. “Nero carnale” tiene come fil rouge – ironico a dirlo – della collezione il colore nero, sfumato solamente dai modi diversi in cui la luce lo colpisce a seconda del tessuto. Il mood dark, rock e quasi “vampiresco” della collezione viene dato dalla pelle in stampe animalier – tipiche del DNA di Cavalli – , come pitone e coccodrillo, completamente di colore nero, così come la stessa pelle ma in versione opaca simile alla gomma. La pelle risulta rigida e ferma nonostante la camminata energica delle modelle soprattutto quando riveste gonne corte strutturate con la crinolina, elemento apprezzato dallo stilista insieme all’estetica da gladiatore, espressa tramite gonne e mini abiti a frange di pelle borchiate. Si contrappone alla durezza della pelle leggerezza degli abiti, dalle sottovesti ai maxi dress, costruiti in rouches, satin, e pizzi tagliati e riassemblati. Una sensualità aggressiva che viene – quasi – addomesticata dagli unici colori in collezione: lilla, fucsia e rosa danno vita a stampe fotografiche di nature morte floreali ispirati ai pittori “caravaggeschi”, proposti anche in versione bianco e nero che tra le trasparenze dei tessuti e le pellicce appaiono quasi come mimetiche camouflage.
ANTEPRIMA
La collezione autunno-inverno 26/27 di Anteprima indaga sul tema del tempo e su ciò che lascia sia nella memoria che nello spazio fisico dove possiamo percepirlo, un’eredità inesorabile nonostante paradossalmente sia proprio lui a lasciarci. La collezione nasce assieme all’artista giapponese Aiko Miyanaga, nota per le installazioni realizzate con materie deteriorabili nel tempo come sale, vetro e naftalina. Nei capi si traduce il contrasto tra ricordo e passaggio nell’accostamento di tessuti consistenti ed evanescenti, solidi e morbidi, come nel cachemire dei maglioni oversize abbinato a pantaloni trasparenti. I tessuti raccontano il passare del tempo anche nelle lavorazioni, tra devoré, texture imperfette e costruzioni dei capi visibili, accompagnate da stampe oniriche di oggetti quotidiani fugaci come orologi e farfalle.
LUISA BECCARIA
Luisa Beccaria pensa alla moda nelle celebrazioni, con abiti che si facciano bandiere dei nostri ricordi: la collezione autunno-inverno donna 26/27 “Celebrations” presentata al nuovo hotel The Carlton a Milano, propone abiti pensati per le occasioni speciali: tessuti più adatti al giorno come jacquard e chiffon insieme ai più serali e materici come velluto e tweed, si impreziosiscono di leggeri ricami floreali, scozzesi, oppure arricchiti da paillettes luminose. La palette di colori riflette le occasioni di utilizzo: il blu e viola si fanno freschi nell’azzurro per il giorno o profondi nel color melanzana per la notte. Seguono la stessa filosofia il marrone dal beige al caramello, e il verde dal color salvia al profondo verde bosco.
ERIKA CAVALLINI
Si ispira alle sirene e al loro habitat marino la autunno-inverno 26/27 “Forget me not” di Erika Cavallini, impegnata a ridare valore positivo a queste creature viste da sempre come pronte a fare del male mentre la stilista segue il desiderio di un incontro appagante con gli ipotetici marinai. La loro seduzione e femminilità viene rivalutata, ri-nobilizzata, resa pacifica, mentre il mondo marino ne diventa forma, vestendo con fluidità la loro sensualità: prima di tutto però i colori, che non si fermano al blu dell’acqua e alle sue sfumature ma si spingono fino ai verdi scuri e chiari delle alghe, alle sfumature del tabacco e al grigio della pietra. La bellezza del mare si traduce in tessuti leggeri e lisci come satin, crêpe de chine e georgette, mentre la sua impetuosità è sinonimo per la Cavallini di gabardine strutturata e lana infeltrita e spessa. Gli accessori completano il look, ispirati ad altre creature – e non – marine come le conchiglie e le reti da pesca.
FORTE_FORTE
Forte_forte rende omaggio all’esperienza londinese nel campo della maglieria di Giada Forte, co-founder del brand assieme al fratello Paolo. La collezione “Magnificent” contiene dunque tutti i codici che hanno reso la moda britannica famosa nel mondo: le camicie si arricciano con i colli vittoriani, i capispalla iconici come il bomber e il trench uniscono il primo al tessuto impermeabile del secondo, lasciando spazio poi ai foulard da campagna, al motivo tartan e alla minigonna di Mary Quant.