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Ucraina, botta e risposta tra Zelensky e von der Leyen nell’anniversario dell’invasione. Dall’oleodotto Druzhba all’adesione: i punti di frizione

I leader Ue si sono recati a Kiev nel giorno del quarto anniversario dallo scoppio del conflitto. Ma l'ostruzionismo di Ungheria e Slovacchia sul prestito all'Ucraina e le pressioni di Zelensky hanno alzato la tensione
Ucraina, botta e risposta tra Zelensky e von der Leyen nell’anniversario dell’invasione. Dall’oleodotto Druzhba all’adesione: i punti di frizione
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Non più tardi di una settimana fa, Volodymyr Zelensky e soprattutto i leader europei immaginavano la giornata del 24 febbraio come un’occasione per ribadire l’unità tra Kiev e Bruxelles contro l’invasore russo. E il messaggio di apertura della conferenza stampa nella capitale ucraina, dove il capo dello Stato ha ospitato, tra gli altri, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e quello del Consiglio Ue, Antonio Costa, andava in quella direzione: “Sappiamo che non siamo soli. Grazie per il vostro sostegno e la vostra amicizia”, ha detto il leader ucraino.

Le dimostrazioni di serenità, se si fa eccezione per la ribadita promessa dell’Ue di stanziare fondi a favore dell’Ucraina, finiscono qui. Un po’ per le pressioni di Kiev che chiede certezze sul processo di adesione all’Ue che le garantirebbe, tra le altre cose, una bella fetta di fondi di coesione e anche un perimetro di sicurezza sul quale poter contare, ma soprattutto per la nuova azione ostruzionistica di Ungheria e Slovacchia che hanno deciso di bloccare il prestito da 90 miliardi fino a quando, ha spiegato il premier magiaro Viktor Orbán, l’Ucraina non avrà riparato l’oleodotto Druzhba che trasportava il greggio russo verso i due Paesi dell’Ue.

Tensione sull’oleodotto

È quest’ultimo punto quello più delicato, dato che il blocco imposto da Budapest e Bratislava è stato annunciato solo poche ore prima della trasferta di von der Leyen e Costa. La leader di Palazzo Berlaymont ha cercato di mantenere un clima disteso, rassicurando la controparte sul fatto che “il prestito dell’Unione europea da 90 miliardi di euro lo chiamiamo il prestito ‘porcospino d’acciaio‘ perché dovrebbe dare all’Ucraina la forza di un porcospino d’acciaio indigesto per potenziali invasori. Voglio essere molto chiara e anche il presidente del Consiglio lo ha detto. Il prestito è stato concordato da 27 capi di Stato e di governo in seno al Consiglio europeo che hanno dato la loro parola. Questa parola non può essere infranta, quindi manterremo il prestito in un modo o nell’altro. Voglio essere molto chiara, abbiamo diverse opzioni e le utilizzeremo”. E per dar forza alle proprie parole ha ricordato che “in questi quattro anni l’Unione europea ha fornito quasi 200 miliardi di euro in supporto militare e finanziario, più di qualsiasi altro partner, e ce ne saranno altri in arrivo”.

La questione poteva chiudersi qui, almeno pubblicamente, ma Zelensky non aveva evidentemente intenzione di far passare il tema senza chiarire la propria posizione e quella del suo governo. L’Ue, ha detto all’inizio del suo intervento, “è stata con noi in questi anni difficili”, ma “c’è ancora molto da fare. Non ci deve essere posto per la flotta ombra russa nell’Ue. E non deve esserci posto per il petrolio russo sui mercati Ue”. Le sue parole, che in linea di principio sono condivise dai vertici delle istituzioni europee, hanno però costretto von der Leyen e Costa in un angolo, tra la necessità di dimostrare e garantire la volontà di continuare a sostenere Kiev e quella di arrivare il prima possibile a un punto d’incontro con Ungheria e Slovacchia per sbloccare il prestito in tempi rapidi. Anche per questo, la forzatura di Zelensky ha provocato la risposta secca della presidente della Commissione, secondo cui l’Ucraina dovrebbe “accelerare” la riparazione dell’oleodotto. Ha poi condannato, comunque, “gli attacchi russi” contro la pipeline, attacchi che mettono a rischio la “sicurezza energetica” dell’Ue. Per questo, ha aggiunto, “ringrazio il primo ministro croato Andrej Plenkovic per i suoi sforzi per aumentare il trasporto di petrolio verso Ungheria, Slovacchia e Serbia tramite la Adriatic Pipeline“.

Le parole di von der Leyen trovano forza in un altro non-detto, ossia che i danni all’oleodotto sono frutto anche degli attacchi dei droni ucraini. Ma Zelensky ha comunque deciso di tenere il punto replicando nuovamente alla politica tedesca: l’oleodotto, ha detto, “è stato distrutto dalla Russia. Non è la prima né l’ultima distruzione causata dai russi. Abbiamo le foto, le immagini satellitari. Sta a Viktor Orbán parlare con Vladimir Putin, non può essere che la Russia distrugge, l’Ucraina ripara e poi la Russia attacca ancora mentre stiamo riparando. Quando arriva la nostra squadra di riparazione, la Russia attacca ancora per ammazzare la gente. Dovremmo riparare per cosa? Per perdere gente? È un prezzo molto alto“.

Zelensky pressa per entrare nell’Ue

I soldi sono importanti per Kiev, è stata la leadership ucraina a ribadirlo più volte: senza l’aiuto americano ed europeo la sua sopravvivenza sarebbe impossibile. Ma c’è anche un altro aspetto sul quale Kiev ha fretta di arrivare a una conclusione storica: l’adesione all’Unione europea. Nei giorni scorsi, diversi esponenti dei governi e delle istituzioni Ue, compreso anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno ribadito che il processo di adesione del Paese non può avvenire a discapito di altri Stati che stanno lavorando da molto tempo per rispettare tutti gli standard richiesti, come quelli dei Balcani occidentali.

Dichiarazioni come queste hanno forse preoccupato il presidente ucraino che ha colto l’occasione della presenza di von der Leyen e Costa per mettere ulteriore pressione sulle istituzioni Ue: è di importanza “vitale” il fatto che “abbiamo iniziato a lavorare sui dettagli di una garanzia di sicurezza geopolitica chiave per l’Ucraina, una data chiara di adesione all’Ue. L’anno 2027 è molto importante per noi, spero che sia fattibile, in modo che Vladimir Putin non blocchi la nostra adesione per decenni”, ha detto.

Anche in questo caso, però, all’accelerata di Zelensky è seguita la frenata di von der Leyen: “Capisco benissimo che per voi sia importante anche una data chiara. La data che stabilite è il punto di riferimento che volete raggiungere. Sapete che da parte nostra le date, di per sé, non sono possibili da stabilire. Ma naturalmente, da parte nostra è assolutamente chiaro che potete contare sul nostro supporto per raggiungere il vostro obiettivo”. Distensione e diplomazia da parte di von der Leyen, quindi, che ha comunque fatto capire a Zelensky che ulteriori forzature, al momento, non possono essere giustificate. “L’Ucraina è sulla buona strada per diventare membro dell’Unione europea – ha poi concluso ricordando, però, gli impegni che proprio Kiev è chiamata a rispettare – Sapete tutti che questo è un processo basato sui meriti. Deve esserlo. Ma questo significa anche che la velocità dipende dal Paese candidato“.

X: @GianniRosini

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