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Milano-Cortina 2026, la forza silenziosa delle donne olimpiche

Brignone, Lollobrigida, Fontana: le atlete italiane - con le loro 29 medaglie - hanno dimostrato una competenza che va oltre la forza fisica. La loro forza nasce non solo dall’allenamento, ma da una cultura dell’impegno raramente celebrato
Milano-Cortina 2026, la forza silenziosa delle donne olimpiche
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di Giovanna Muscetti

C’è una forza nello sport che non ha bisogno di dichiararsi. Non chiede spazio, non invoca eccezioni, non cerca protezione. Si manifesta solo quando conta davvero: nel momento della scelta, nella gestione dell’errore, nella capacità di restare lucidi mentre tutto intorno accelera. A Milano-Cortina 2026, questa forza ha assunto con chiarezza il volto delle donne.

Il medagliere racconta una storia più articolata di quanto suggeriscano i numeri isolati. L’Italia ha chiuso l’Olimpiade con 30 medaglie complessive, distribuite tra prove individuali e competizioni di squadra, attraversando discipline diverse e spesso lontane tra loro per linguaggio e dinamiche. Gli uomini hanno conquistato 36 medaglie totali (9 ori, 5 argenti, 22 bronzi), le donne 29 (10 ori, 8 argenti, 11 bronzi). Il divario numerico esiste, ma non è determinante. A colpire è piuttosto la qualità della distribuzione: le donne hanno firmato più ori, trasformando con maggiore frequenza le occasioni decisive in vittorie. Non è una questione di quantità, ma di densità competitiva.

Le atlete italiane dimostrano una competenza che va oltre la forza fisica. Gestiscono la gara, non la subiscono. Sanno attendere, leggere il contesto, scegliere quando forzare e quando contenere. È un’intelligenza sportiva che emerge soprattutto sotto pressione, quando l’adrenalina rischia di diventare rumore e invece deve restare strumento. In questo scenario, alcune atlete hanno incarnato la forza mentale in tutta la sua evidenza. Federica Brignone, ad esempio, ha trasformato mesi di riabilitazione in una rinascita sportiva, realizzando il suo sogno olimpico. Non è solo la vittoria a renderla straordinaria, ma la disciplina e la determinazione con cui ha attraversato ogni ostacolo, dimostrando quanto la tenuta mentale possa incidere sulle grandi imprese. Accanto a lei, Francesca Lollobrigida, mamma di un bambino piccolo, ha conquistato due ori con una gestione impeccabile del rientro e dell’attesa, mostrando come talento, controllo della fatica e vita personale possano convivere senza annullarsi.

Non è un caso che molte delle medaglie più preziose arrivino da atlete con carriere lunghe, spesso segnate da infortuni importanti e da continui processi di ricostruzione. Accanto a Brignone e Lollobrigida, Arianna Fontana che, insieme alle sue compagne di staffetta, interpreta la gara con la lucidità di chi conosce il caos e sa dominarlo, senza mai confondere l’istinto con la fretta. Nel biathlon, disciplina in cui la prestazione mentale pesa quanto quella fisica, Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi – anche lei rientrata da un infortunio che l’ha costretta a saltare l’intera stagione 2024/2025 – hanno mostrato cosa significhi competere ad altissimo livello quando il controllo emotivo diventa parte integrante del gesto tecnico. Qui vincere non significa solo andare più forte: significa saper governare il silenzio, il respiro, l’errore possibile.

Una generazione più giovane ha già interiorizzato una lezione decisiva: il talento non basta se non si sa ricominciare. Flora Tabanelli, dopo la rottura del legamento crociato a novembre, è tornata sulla neve per conquistare una medaglia di bronzo. Non come gesto simbolico, ma come atto sportivo pieno, maturo, consapevole. E sebbene molte altre atlete italiane abbiano conquistato medaglie e lasciato il segno in questa straordinaria Olimpiade, queste performance emblematiche mostrano come forza mentale, lucidità e resilienza possano davvero fare la differenza nei momenti decisivi.

Qui il tema non è il genere, ma la gestione della complessità. Le donne sembrano arrivare alla competizione con un sistema nervoso più allenato all’integrazione: emozione e decisione, fatica e controllo, pressione e lucidità. Un vantaggio che nasce non solo dall’allenamento, ma da una cultura dell’impegno silenzioso, quotidiano, raramente celebrato. Il confronto con gli uomini è necessario, purché non sia ideologico. Gli atleti maschi esprimono spesso maggiore esplosività, una propensione all’attacco diretto, alla soluzione immediata. È uno stile efficace, spettacolare, che spiega anche il leggero vantaggio nel medagliere complessivo. Le donne eccellono invece nella costruzione della prestazione, nella capacità di trasformare i momenti chiave in vittorie. Non è una gerarchia, è una differenza strutturale. E lo sport, come ogni sistema complesso, cresce proprio grazie a queste differenze.

Milano-Cortina 2026 è stata un’Olimpiade entusiasmante: ricca di sorprese, di energie nuove, di storie che hanno superato il risultato. Ma soprattutto ha lasciato un’immagine precisa della vittoria contemporanea: non come gesto isolato, ma come equilibrio tra forza e controllo, ambizione e pazienza, coraggio e misura. Ed è forse questa la sua eredità più preziosa: in un mondo che accelera, vince chi sa governare la pressione. Non chi la ostenta ma chi l’attraversa.

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