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“Chattare con i morti? Meta brevetta un’AI che permette di comunicare coi defunti”. Come funziona e come stanno davvero le cose

Il bot, definito “user-specific”, sarebbe calibrato su una singola identità e potrebbe generare risposte così verosimili da risultare indistinguibili

di Redazione FqMagazine
“Chattare con i morti? Meta brevetta un’AI che permette di comunicare coi defunti”. Come funziona e come stanno davvero le cose

Meta ha intenzione di entrare nel mercato dei “deathbot”? Un brevetto depositato nel 2023 e approvato il 30 dicembre 2025 dall’United States Patent and Trademark Office apre uno scenario che sta già facendo discutere. L’azienda di Zuckerberg ha descritto un sistema basato su intelligenza artificiale in grado di “simulare” un utente dei social quando è assente per un lungo periodo, o persino dopo la sua morte.

Una seduta spiritica digitale, o quasi

Nel documento, firmato dal Cto di Meta Andrew Bosworth, si spiega che l’assenza di un utente, soprattutto se definitiva, “altera l’esperienza degli altri”. La soluzione sarebbe dunque un modello linguistico personalizzato, addestrato sui dati dell’utente (commenti, like, messaggi, reazioni, cronologia delle interazioni) in grado di rispondere, condividere e commentare proprio come avrebbe fatto la persona reale. Se non proprio una seduta spiritica digitale, qualcosa che ci si avvicina. Il bot, definito “user-specific”, sarebbe calibrato su una singola identità e potrebbe generare risposte così verosimili da risultare indistinguibili, a meno che non vengano segnalate come automatiche (ipotesi prevista ma non obbligatoria nel brevetto, come si legge sul Corriere).

Un trend in crescita

Il mercato dei cosiddetti “deathbot” o “griefbot”, ovvero software che permettono alle persone di continuare un’interazione virtuale con chi non c’è più, è in crescita e nel 2025 sarebbe stato stimato attorno a 1,5 miliardi di dollari. Nel frattempo uno studio dell’Oxford Internet Institute prevede che entro il 2070 i profili delle persone decedute potrebbero superare quelli degli utenti in vita.

Tra brevetto e prodotto il passo non è così breve: servirebbero autorizzazioni esplicite, sistemi tecnici complessi e soprattutto risposte a interrogativi etici e giuridici. In Italia, ad esempio, l’articolo 2-terdecies del Codice Privacy disciplina i diritti sui dati delle persone decedute. A ‘rassicurare’ sono anche le parole di un portavoce della compagnia a “Business Insider”, che ha fatto sapere come il brevetto effettivamente esista, ma “non ci sono piani per proseguire con questo progetto”. Inevitabile, però, non domandarsi: si staglia e se i social diventassero il più grande cimitero interattivo del mondo?

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