Televisione

“Non vedo mio figlio da 9 anni, non c’è più speranza. Gli ho intestato tutto, credevo mi amasse veramente”: Corinne Cléry a “Verissimo”

Ospite di Silvia Toffanin, l’attrice ripercorre le tappe che hanno segnato il rapporto con il figlio Alexandre. E parla del procedimento giudiziario in corso sul casale che lei gli ha donato, ma che lui avrebbe voluto vendere: “Credevo che sarei morta, gli ho intestato tutto”

di Claudio Savino
“Non vedo mio figlio da 9 anni, non c’è più speranza. Gli ho intestato tutto, credevo mi amasse veramente”: Corinne Cléry a “Verissimo”

“Nel 2013 feci un reality e mi presi un virus terribile, ebbi paura di finire dal Padre Eterno. Mio figlio mi disse che si sarebbe occupato lui di me, mi ero convinta che mi amasse veramente. E invece il giorno dopo parte per l’estero e fa tutto il contrario”. A raccontarlo è Corinne Cléry che, a Verissimo, ripercorre il rapporto turbolento con suo figlio Alexandre, culminato in un procedimento giudiziario ancora in corso. Ospite nello studio di Silvia Toffanin, nella puntata andata in onda sabato 21 febbraio, l’attrice di origine francese racconta le difficoltà vissute negli anni a causa dei rapporti tesi con suo figlio, che non vede da 9 anni: “Lui ha continuato sempre a sminuirmi e mortificarmi. Si riduce a una parola sola: soldi”, spiega.

Cosa aveva raccontato a proposito del figlio

Non è la prima volta che Cléry parla della sua situazione familiare a Toffanin. Già a dicembre 2025, l’attrice classe 1950 aveva fatto luce sui suoi ultimi anni e sul perché, a suo avviso, il rapporto con Alexandre si sarebbe incrinato: “Ho subito tante violenze psicologiche da ammalarmi, poi sono guarita. Tutto quello che ho fatto e che avevo l’ho fatto sempre con lui al centro del mio mondo, forse ho fatto male a non dire le mie sofferenze né a dire quello che ha fatto suo padre. Lui ha continuato sempre a sminuirmi e mortificarmi. Si riduce a una parola sola: soldi. È stato un intreccio di manipolazione, facevo tutto quello che voleva lui. Gli avevo anche intestato il casale in cui vivo adesso, gli ho fatto la donazione perché eravamo una famiglia. Se mi sento ancora mamma? No”, sostenne.

Il progetto di Corinne Clery

Parole che, nell’intervista in onda il 21 febbraio, la donna ribadisce, pur sottolineando che “oggi sono meno emotiva e più consapevole che è chiuso, che non c’è più speranza né rabbia”, aggiunge. Nonostante gli ultimi anni siano stati per lei complicati, racconta, Cléry rivela di aver iniziato a lavorare su un nuovo progetto proprio dopo l’intervista concessa a dicembre a Verissimo: “Ho ricevuto centinaia di messaggi di famiglie che vivono la mia situazione. Adesso sto studiando per un mio progetto e mi sto avviando verso un pronto soccorso emotivo per le famiglie, perché ricevo dei messaggi allarmanti. Un signore mi ha scritto che aveva tentato il suicidio, lì mi si è aperto un mondo di sofferenze e omertà delle famiglie”.

I campanelli d’allarme

Un rapporto dunque turbolento tra i due, che negli anni è stato segnato da quelli che Cléry definisce campanelli d’allarme: “C’erano, ma solo oggi li capisco. Non se ne parlava 50 anni fa. Una mia amica carissima, che lo conosce da quando (Alexandre, ndr) aveva 2 anni e mezzo, me li racconta: ‘Ti ricordi quando raccontava tante tante bugie quando andava a scuola?’, erano quasi da film. Avrei dovuto capire quando lo trovavo nel bagno che si concentrava per piangere, altre volte rubava la mia macchina senza patente, mi smontava le cose e mi diceva che erano entrati in casa i ladri, piccole cose che oggi mi preoccupano. Ho sbagliato. Ma all’epoca ero la classica mamma che tutto quello che faceva suo figlio era stupendo, invece era un campanello d’allarme”, ammette Cléry.

La questione del casale

Il rapporto con Alexandre, però, si rompe definitivamente quando lui diventa adulto: “Da grande mi ha chiesto di fare un investimento all’estero, che io ho fatto, non ho controllato perché era mio figlio, e invece lui era andato di corsa a farsi un conto corrente, e i soldi andavano a lui e non all’investimento. Lì sono iniziati i grandi problemi perché quando tu becchi la persona in flagrante ti odiano”, sottolinea. A complicare ulteriormente una relazione già difficile è il casale in cui Cléry vive. Anni prima, spiega la donna, lei lo avrebbe donato al figlio, ma lui avrebbe cercato di venderlo.

A Toffanin l’attrice racconta perché avrebbe deciso di donarglielo: “Nel 2013, da ottobre fino a dicembre, avevo fatto un reality dove ho preso un virus terribile, che si chiama mosca del mango, che ti mangia dentro, quindi ho dovuto fermarmi. Gli ho dato delle mansioni, mi sono presa paura perché davvero credevo di andare dal Padre Eterno, gli ho intestato tutto, perché ho avuto paura e gli ho detto: ‘Se mi succede qualcosa chi è che si occupa di me?’. Lui si sedette sul letto e mi dice: ‘Io mamma’. Lì non capisco più niente, mi ero convinta che mi amasse veramente. E invece il giorno dopo è partito per questo paese all’estero e ha fatto tutto il contrario”. Decide così di avviare un procedimento giudiziario e di raccontare la vicenda dal suo punto di vista. Ma Alexandre avrebbe risposto con una querela per diffamazione: “Stiamo aspettando l’archiviazione”, spiega però Cléry. Che per evitare di ritrovarsi in futuro in situazioni simili ha deciso di affidarsi a un tutore legale: “Adesso dormo tranquilla, ora nessuno mi può toccare perché c’è qualcuno che mi difende. Legalmente, non possono far niente. Ho ripreso tutte le mie forze anche positive, perché c’è tanta gente che sta vivendo questo dramma silente”.

“Voglio fare qualcosa per chi è nella mia situazione”

Il rapporto con il figlio sembra essersi deteriorato al punto che l’attrice non lo vede da quasi nove anni: “È andata così. Sono una guerriera, ho tanta gente che mi vuole bene. È completamente senza rabbia, è una missione la mia adesso, per fare qualcosa per le altre donne e le altre famiglie”. Nonostante le difficoltà, però, Cléry spiega di non aver perso le speranze: “Potrei reincontrarlo in aula, però non mi vergogno, io non ho fatto niente, ho solo dato. Le parole rimangono. Se c’è una legge divina, nel senso di giustizia, che veda la buona fede che una mamma ha avuto, penso che sarà positivo”, conclude.

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