“Se prima, grazie all’involontario endorsement di Gratteri, noi eravamo dieci a zero, oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, siamo purtroppo dieci a dieci”.
È una Simonetta Matone senza freni quella che è intervenuta stamattina in videocollegamento con il direttivo regionale della Lega a Reggio Calabria presieduto dal sottosegretario Claudio Durigon.
L’ex magistrata e deputata del Carroccio, infatti, conferma che il ministro della Giustizia Carlo Nordio è un ottimo e involontario testimonial per il No al referendum.
Ma la Matone va anche oltre e conferma, di fatto, i timori che dietro la riforma costituzionale ci sia un disegno indicibile del governo.
Parlando sempre di Nordio, infatti, la deputata ha affermato: “Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente, perché abbiamo dato il la ad una ripresa del fronte del No”.
È forse questo il passaggio più forte dell’intervento dell’ex magistrata la quale, infatti, ammette senza troppi giri di parole che ci sono cose che “non si possono dire pubblicamente”, e che quindi devono essere nascoste, ai cittadini che il 23 e 24 marzo dovranno esprimersi sulla riforma.
Quando Durigon le ha fatto notare che, in sala, c’era anche la stampa che stava ascoltando il suo intervento Simonetta Matone corregge in parte il tiro (“Io ho la massima stima di Nordio, con cui ho un eccellente rapporto, però bisogna stare molto, molto attenti nelle nostre dichiarazioni”) e invita tutti a comprare il libro del ministro della Giustizia e a utilizzarlo come vademecum per il Si: “L’operazione che noi dobbiamo fare sul territorio è spiegare bene, politicamente, ma non solo politicamente, anche tecnicamente, quali sono le ragioni del Sì. E noi che facciamo politica dobbiamo comperarci, per 17 euro, il libro di Nordio ‘Una nuova giustizia’ che è semplicissimo, chiarissimo e assolutamente didascalico, e impararlo, non dico a memoria, ma quasi, per poter rispondere nei dibattiti a chi ci contesta, ma anche per spiegare a chi viene ai nostri eventi cosa vuol dire votare sì. Il fronte del No ha capito che se perde, perde in generale per una ventina d’anni, se vince, i giochi si riaprono. Ecco perché la partita è importantissima”.