“Ho appreso con profonda preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e il sospetto di cattiva condotta nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. Ciò che segue ora è il processo completo, equo e corretto attraverso il quale la questione verrà indagata in modo adeguato e dalle autorità competenti”. Re Carlo III è stato costretto a prendere nuovamente carta e penna, chiamando suo fratello “il sig Andrea Mountbatten-Windsor”, per distanziarsi da lui e cercare di mettersi dalla parte giusta della brutta storia che sta travolgendo la corona britannica. Nelle ultime settimane, a mano a mano che i contenuti degli Epstein Files si facevano scottanti e sempre più compromettenti, il sovrano aveva già dovuto affrontare l’argomento e parlare ai sudditi per dirsi disponibile a collaborare con le forze di polizia qualora si fosse reso necessario.
Camilla, prima di lui, da paladina delle cause femminili e impegnata, con le sue associazioni caritatevoli, contro la violenza di genere, aveva già manifestato la sua solidarietà alle vittime. Era poi stata la volta di William e Kate che, senza mai nominare Epstein, avevano espresso la loro vicinanza a chi subisce abusi e “alle vittime della vasta rete di sfruttamento sessuale internazionale”, evidentemente emersa dai Files, così come tutta la loro preoccupazione per quanto stava emergendo dalle indagini. Oggi si va oltre e, a poche ore dalla notizia dell’arresto di Andrea, il re ha ripreso la parola. “In questo momento, come ho già detto in precedenza, (la polizia) ha il nostro pieno e incondizionato sostegno e la nostra collaborazione. Vorrei affermare chiaramente che la legge deve seguire il suo corso.” Ma il re, che aveva tentato di tutto pur di non arrivare a questo punto, ha anche voluto sottolineare che questa sarà l’ultima volta che lo vedremo affrontare la questione. “Mentre questo processo continua, non sarebbe corretto da parte mia rilasciare ulteriori commenti. Nel frattempo, io e la mia famiglia continueremo a svolgere il nostro dovere e a servire tutti voi”. William e Kate, nella giornata peggiore che la Corona potesse immaginare di vivere, si sono limitati a “dare pieno sostegno” alla dichiarazione di Carlo III, ma questa volta lo hanno fatto senza aggiungere altro. Ogni parola va misurata, il rischio fortissimo è che gli schizzi di fango arrivino a toccare gli abiti “immacolati” di un sovrano anziano e malato e dei suoi eredi.
Le manifestazioni di protesta nei confronti di Carlo III e di Camilla si sono moltiplicate durante le loro ultime uscite pubbliche, già prima che Andrea fosse prelevato da Windsor per essere spostato a Sandringham. Le notizie di stampa che lo descrivevano in una situazione abitativa umile e decisamente poco reale, non sono bastate a placare la rabbia di chi chiede giustizia. L’arresto dell’ex principe, arrivato alle 8 di giovedì mattina, è stato un duro colpo per la reputazione della monarchia, ma ciò che più colpisce è che non sono stati gli elementi legati agli incontri con le vittime della tratta di Epstein a spingere la polizia ad agire, quanto la condotta legata all’incarico di Andrea per conto del governo. Le vittime e tutte coloro che si sono ritenute tali, dovranno aspettare prima di vedere la fine di questa storia, intanto il fratello del re dovrà cominciare a dare qualche risposta e forse rimpiangerà di non essere volato ad Abu Dhabi così come fece l’ex re di Spagna Juan Carlos.