"Dopo l'appello per Gaza la Rai non mi ha più cercato" - 2/2
“Il brano non l’ho scritto per Sanremo. Non pensavo proprio che mi avrebbero richiamato. Non c’erano stati grandi contatti con la ‘casa madre Rai”. Le polemiche più significative del suo rapporto con il Festival risalgono all’edizione 2024, quando durante la prima serata dopo l’esibizione di ‘Onda Alta’, l’artista ha chiesto lo stop ai conflitti in Medio Oriente. Poi qualche giorno più tardi, ospite di Mara Venier, è stato interrotto dalla conduttrice di “Domenica In” mentre parlava di migranti e dei costi economici dell’accoglienza. L’interruzione ha scatenato accuse di censura sui social e proteste da parte delle opposizioni politiche.
“Io non ho niente contro la Rai – sottolinea – sarebbe come avercela con un ministero. Non avevo molte speranze che prendessero il brano. Ma sono certo che mi fanno parlare: ho sempre parlato liberamente. Nessuno mi ha mai detto cosa dovevo dire”. L’Ariston, per lui, non è mai stata una zona comfort. “È come essere nudi in pubblica piazza – ammette -. Ma a Sanremo bisogna essere sinceri in modo spudorato”. Quest’anno il Festival si svolgerà con le tensioni geopolitiche ancora forti. “Il messaggio del cessate il fuoco è diventato un sentire comune – fa notare -. Anche chi dubitava” due anni fa “si è ‘bagnatò nel sangue degli scontri. Credo che nessuno abbia dubbi su quello che succede in Palestina”. Guardando ai conflitti in generale, “io non mi sono dimenticato né dell’Ucraina né dello scempio delle istituzioni russe. Ma neppure del fatto che come Stato italiano siamo complici del genocidio a Gaza – sottolinea -. La musica deve avere un significato che vada oltre la strumentalizzazione, deve dare un senso di fratellanza e comunione”.