Arisa è in gara al 76esimo Festival di Sanremo con “Magica favola”, brano scritto dalla stessa Arisa con Giuseppe Anastasi, Galeffi e Mamakass, che segna il suo ritorno sul palco dell’Ariston dopo due vittorie, un secondo posto e una partecipazione come co-conduttrice. La canzone racconta il viaggio emotivo di una donna dall’infanzia all’età adulta, tra le prime scoperte dell’amore, le ferite, la stanchezza e il desiderio di pace. “Magica favola” sarà inclusa in “Foto Mosse”, il suo nuovo album in uscita in primavera a cinque anni dal suo precedente lavoro.
Nella serata dei duetti del Festival, Arisa è insieme al Coro del Teatro Regio di Parma per interpretare “Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia. Poi due concerti eventi: il 22 maggio a Roma al Teatro Brancaccio e il 29 maggio a Milano al Teatro Lirico.
In quel personaggio delle favole ti identifichi?
Biancaneve e i sette nani perché lei affronta delle difficoltà durante la sua adolescenza, però poi arrivano i 7 anni ad aiutarla nel suo fine sogno, che è quello di coltivare il suo amore per il principe. E nel mio caso io degli aiutanti che sono il mio team, che mi aiutano in questo Sanremo per far brillare la mia musica e il mio progetto.
Che bambina sei stata?
Rosalba è stata una bambina buonissima, tanto ingenua e molto obbediente, nonostante avesse degli sprazzi che potevano sembrare disobbedienza, in realtà era solo curiosità di scoprire le cose nuove. Di base Rosalba è stata una bambina buona che ha imparato, crescendo come il mondo cambi, ma nonostante questo lei in prima persona non è cambiata, lei ha deciso di prendere delle misure, come dire, cautelative nei confronti di quello che la circonda però c’è molto di quella bambina anche nell’adulta di oggi.
Come Biancaneve anche oggi cerchi il principe azzurro o l’amore romantico?
L’amore romantico è una fortuna, cioè nel senso è una magia che capita veramente in maniera molto rara ed è soprattutto il frutto di impegno, di stabilità, di ideali comuni. Io ho avuto diversi amori, tra virgolette, che alla fine in un modo o nell’altro mi hanno sempre trasfigurata. Mi hanno sempre fatto sentire meno, mi hanno sempre fatto fare, diciamo, cose che non volevo fare… Sono sempre diventata un ‘altra persona.
Ora come vanno le cose?
Il mio principe azzurro sono io. Mi sono accorta di essere in grado di darmi tutto. Di certo la prossima volta l’amore deve darti qualcosa in più. ma non deve essere sottrazione o sconvolgere gli equilibri.
Il titolo del tuo disco è “foto mosse” cosa rappresentano per te queste foto?
Le foto che mi rendono felici non sono mai mosse di base, cioè sono sempre nitide ed una cosa che ricerco sempre nella mia vita: la sicurezza, la chiarezza, il fatto di potermi sentire tranquilla in una situazione. le foto mosse sono quelle che mi lasciano sempre un po’ a disagio e sono quelle che non riesci a definire, a decodificare, con cui mi sento scomoda,
Quali sono le tue foto “nitide”?
Sono sicuramente quelle della mia infanzia, quelle con i miei genitori, quelle di quando ero piccola e stavo con loro e mi sentivo sicuro.
Quelle mosse invece?
Sono quelle che riguardano un po’ la mia vita adulta. Durante la mia vita adulta ci sono state tante foto mosse, però penso anche con tanta lavoro su noi stessi possiamo sistemare l’obbiettivo per far sì che tornino nitide. Piano piano, è un lavoro lungo ma possiamo riuscirci.