Non ci sta a passare per esecutore di ordini altrui, né accetta che le dinamiche del Festival vengano lette come imposizioni politiche o editoriali. In collegamento da Sanremo con gli studi di Domenica In, Carlo Conti ha voluto mettere un punto fermo sulle polemiche che hanno travolto la vigilia della kermesse: il cosiddetto “caso Pucci”. Ospite di Mara Venier nel pomeriggio di oggi, domenica 15 febbraio, il direttore artistico ha annunciato la presenza di Andrea Bocelli come super ospite della serata finale ma ha approfittato anche dell’occasione per rivendicare la totale paternità delle decisioni sul cast, difendendo la sua autonomia professionale.
“Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere”
Il conduttore ha risposto alle speculazioni che volevano l’esclusione (o il passo indietro) di Andrea Pucci come frutto di pressioni esterne: “Ribadisco la mia scelta autonoma su Pucci”, ha dichiarato Conti con tono fermo. “Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere piuttosto che si pensi che c’è qualcuno che mi obbliga a fare qualcosa nel mondo dello spettacolo”. Una difesa d’ufficio che mira a tutelare l’integrità della direzione artistica: “La mia scelta è stata del tutto autonoma”, ha ribadito.
Le polemiche
La vicenda ha assunto dimensioni mediatiche che hanno sorpreso lo stesso conduttore: “Non pensavo di scatenare un affare di Stato”, ha ammesso Conti, ricordando i buoni rapporti e i trascorsi lavorativi con il comico milanese, già voluto in passato all’Arena di Verona e come concorrente a Tale e Quale Show. Conti non ha nascosto il dispiacere per l’epilogo della vicenda: “Mi dispiace per lui umanamente e professionalmente. Alla fine condivido la sua scelta del tutto personale“.
Il fantasma di Crozza e la paura del palco
Il direttore artistico ha poi offerto una chiave di lettura più tecnica ed emotiva sulle difficoltà che i monologhisti affrontano all’Ariston, evocando un precedente storico: l’intervento di Maurizio Crozza nel 2013. “Ogni comico si ricorda benissimo di cosa è successo a Crozza, aggredito e fischiato su quel palcoscenico e come rimase spiazzato dalla reazione”, ha spiegato Conti, sottolineando la pressione psicologica unica di quel teatro. “La paura per un comico è altissima”.