Ha festeggiato 101 anni ieri, ma la torta con l’unica candelina simbolica non ha fermato la sua routine. Anton Maria Cardini, per tutti “Toto”, ogni giorno siede ancora dietro la scrivania del suo studio medico di Trastevere, in un palazzo pieno di scale e androni, dove dal 1972 riceve pazienti, figli e nipoti di quelli che curava mezzo secolo fa. Medico infettivologo, Cardini si è raccontato in un’intervista al Corriere della Sera: “Vengo qui cinque mattine a settimana, se non piove e non fa troppo freddo”, racconta.
L’amore per gli animali e il prezzo della longevità
Lucido, senza occhiali e spesso senza apparecchi acustici (“il primo paio me l’hanno mordicchiato i cani”, ammette ridendo), Cardini svela che la sua casa è animata non solo dai nipoti, ma da una piccola tribù: due bassotti e un gatto randagio. È qui che il privilegio di una vita lunghissima mostra il suo rovescio della medaglia. “Senza bestie non si può stare”, dichiara con fermezza, “il problema è che muoiono prima di noi e ci fanno soffrire”. Per il centenario, la compagnia degli animali è essenziale, parte integrante di quell’equilibrio che lo mantiene in vita, ma dover dire addio a loro, generazione dopo generazione, è un prezzo emotivo alto da pagare.
“Se sono ancora qui, il merito è di Gianna”
Il vero segreto della sua esistenza, però, siede accanto a lui. È la moglie Gianna, bruna e allegra, che non lo perde mai di vista. “Se sono ancora qui il merito è suo“, dice Cardini con un gesto cavalleresco. Il loro amore è nato sulla spiaggia del Lido di Ostia: lei aveva 19 anni, lui 34. “La vidi e pensai: questa me la sposo. Incredibile come succedono certe cose quando meno te le aspetti”. Oggi è lei a curare la sua dieta (“cucina senza grassi e sala con parsimonia”) e a riempire le sue giornate. “La mattina mi sveglio contento che Dio mi abbia regalato un altro giorno“, confida il medico. “Per sentire la vita pulsare nelle vene mi basta ascoltare i rumori di mia moglie che traffica per casa. Che fortuna, la mia”.
Il cervello educato e i “poveracci”
No Vax Come si arriva a 101 anni con questa lucidità? “Il cervello va educato alla vecchiaia, quindi la prima regola è pensarla e accettarla. Io sto bene”, assicura. Niente integratori, poco sport in passato, solo una vita regolare e una mente sempre attiva, allenata fin da ragazzino quando marinava la scuola per intrufolarsi nelle sale operatorie dell’ospedale Santo Spirito. “Eppure non ho fatto un granché per arrivare così al traguardo – ammette -. Poco sport, solo per un po’ ho giocato a golf. Mangio cibi di qualità. La longevità è una questione di testa. Mai preso integratori, niente intrugli strani, unica concessione la vitamina C. Farmaci solo se servono. Ringraziando Dio, solo pochi acciacchi. Il segreto è qui”.
Da infettivologo che ha visto la guerra e i bombardamenti su San Lorenzo nel ’43, Cardini non ha dubbi sulla pandemia che ha appena attraversato indenne. Lui e Gianna non si sono ammalati: “Vaccinati e rivaccinati, ovviamente. Non potrei pensarla diversamente”. E su chi rifiuta la scienza, il giudizio è tranchant: “I no vax? Poveracci. Devono ringraziare noi vaccinati se il virus non circola quasi più, è diventato uno qualsiasi”.
La visione della morte
Soddisfatto del passato, di cui “non cambierei una virgola“, Cardini guarda al futuro senza angoscia, godendosi le piccole cose, come una pasta e ceci “che cantava” preparata dalla moglie o la risoluzione di un cruciverba. “Non tremo, non sbavo, cammino da solo con l’aiuto del bastone”, conclude con fierezza. E sulla fine ha una visione laica e serena: “In fondo la morte vuol dire addormentarsi. Almeno spero“.