Il mondo FQ

Perché il decreto Sicurezza accelera il cammino verso lo stato di polizia

Mi riferisco, in particolare, alle norme che ampliano le zone rosse nei luoghi pubblici impedendo manifestazioni e cortei
Perché il decreto Sicurezza accelera il cammino verso lo stato di polizia
Icona dei commenti Commenti

La maggioranza che guida dal 2022 il Paese ha sempre fatto della sicurezza una priorità nella sua narrazione. Sinora gli strumenti adottati e i risultati raggiunti sono stati assolutamente inadeguati. Dall’inizio dell’era Meloni si sono susseguiti leggi e provvedimenti normativi che non hanno, da una parte, per nulla migliorato la sicurezza delle persone, ma anzi hanno reso più complicata l’azione della magistratura e delle forze di polizia; dall’altra parte, ristretto gli spazi di libertà con una crescente criminalizzazione del dissenso.

Di fronte alla incapacità del governo e della sua maggioranza di offrire risposte concrete ad una insicurezza sempre più dilagante in tutto il Paese, è cominciata la propaganda politica fuorviante e pericolosa, del tipo: le forze dell’ordine arrestano e la magistratura scarcera. In tal modo lanciando il messaggio alla gente che il governo ci prova ma sono ostacolati da comunisti e toghe rosse.

Ma veniamo all’ultimo decreto legge, approvato qualche giorno fa, in materia di sicurezza. A parte la “bufala” sullo scudo penale per le forze di polizia che non è stato previsto perché sarebbe al di fuori della Costituzione, si è prevista una procedura diversificata, in taluni casi, di iscrizione in un registro degli indagati separato. Una questione procedurale, di inutile impatto, che non affronta una questione vera. Non certo quella della impunità per chi dovesse abusare del potere, in uno stato democratico impensabile, ma quella di non doversi sottoporre ad un linciaggio politico e mediatico e ad un danno alla reputazione quando, per un atto dovuto, si devono svolgere indagini preliminari nei confronti di chi svolge determinate funzioni molto a rischio.

Ora ci riferiamo alle forze di polizia, ma pensiamo, ad esempio, anche ai medici. Quando arriverà il giorno che si darà il valore giusto alle indagini preliminari senza che appaiano una trave di anticipata colpevolezza, tanto che la pena ormai è l’informazione di garanzia e il procedimento stesso? È chiaro che si può perdere la serenità a lavorare sotto questo rischio assai concreto.

Ma veniamo alla parte più pericolosa del decreto legge, ossia quella sulla prevenzione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Nonostante gli interventi del Quirinale ben visibili nella stesura del testo, che hanno eliminato la matrice di fascismo istituzionale, non si è attenuata la portata fortemente autoritaria, con una ulteriore accelerazione nel passaggio dallo stato di diritto allo stato di polizia. Mi riferisco, in particolare, alle norme che ampliano le zone rosse nei luoghi pubblici impedendo manifestazioni e cortei e alla possibilità data alle forze di polizia e al prefetto, quindi al governo, di impedire a soggetti, passibili anche di provvedimenti che limitano fortemente le libertà individuali e civili, di partecipare appunto a cortei e manifestazioni se assumono condotte minacciose o violente o insistentemente moleste.

Facile intuire quanto enorme sia la discrezionalità da parte del potere di valutare, ad esempio, una persona insistentemente molesta. Qui la possibilità, anzi la certezza, del rischio dell’abuso del potere viene certificato con legge.

L’altra norma liberticida, quasi da far rimpiangere le norme emergenziali approvata durante la stagione del terrorismo, è quella che consente il fermo per dodici ore, prima e dopo manifestazioni pubbliche, di persone che da elementi fattuali concreti emerga che possano in concreto rappresentare un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. Dove saranno portate decine o centinaia di persone potenzialmente pericolose? Quanta enorme discrezionalità per restringere la libertà, di persone ritenute potenzialmente pericolose, fino al punto non solo di vietare di manifestare e dissentire, ma finanche di essere privati della libertà personale, con una semplice telefonata al pubblico ministero di turno.

L’obiettivo non è quindi la sicurezza della gente – quella la si persegue e raggiunge con ben altre misure, non solo normative – ma la limitazione del dissenso per paura delle contestazioni. Il potere teme il popolo e il controllo di legalità, vuole avere mani libere per far diventare alla fine l’abuso legale e normale.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione