“Tieni le palle? Vai a sparare contro la caserma”, l’ordine del boss del clan di Mondragone. Il progetto di una ‘stesa’ contro i carabinieri
Il progetto della camorra di esplodere colpi di pistola contro la caserma dei carabinieri di Mondragone ha la data del 16.4.24. Antonio Bove, l’uomo di fiducia di Angelo Gagliardi, boss dell’omonimo clan del casertano, dagli arresti domiciliari effettua una videochiamata a Virgilio Vellucci, detto “Bitusco”, e Luigi Marcello. “Soggetti organici all’associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti ma al bisogno utilizzati anche per il compimento di azioni violente strumentali all’espansione del clan”, scrive il giudice per le indagini preliminari di Napoli nella corposa ordinanza di arresto contro il clan Gagliardi. Sono 21 le misure cautelari eseguite in provincia di Caserta di cui 13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, per le persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali.
Il giorno prima un uomo del clan era stato arrestato con 800 grammi di droga addosso e Bova vuole informazioni, vuole capire se qualcuno ‘ha cantato’. Ma soprattutto, cerca vendetta contro i carabinieri che ritiene abbiano effettuato quell’arresto. E dice: “Ahahaha…. Luigi? … Le tieni le palle? Mo’ ti do’ la pazziella (la pistola, ndr), vai fuori via Venezia (ndr. la via di Mondragone dove è ubicato il Reparto Territoriale Carabinieri) … bum bum bum…”. Scrive il giudice: “Il clan Gagliardi, rimasto senza compagini criminali avverse e capaci di contendergli la leadership sul territorio, ha tale considerazione della propria forza da immaginare una “stesa” in danno della caserma dei Carabinieri di Mondragone, pur nella consapevolezza che un siffatto evento, se realizzato, avrebbe ricevuto una ancor più ferma risposta dello Stato”.
L’indagine, condotta dal pm Roberto Patscot e dai carabinieri, avviata nel mese di settembre 2023, ha permesso di scoprire come a capo del clan Gagliardi ci fosse un esponente di vertice, attualmente detenuto che avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà. Tra i riti di affiliazione al clan c’era anche l’attentato a colpi di pistola alla caserma dei carabinieri di Mondragone, che è stato sventato. Oltre a quelli tradizionali: il tatuaggio con la scritta ‘Mangianastri’, nomignolo del boss Gagliardi, il ‘battezzo’, il bucare con uno spillo un dito della persona da affiliare mentre si brucia un santino. Se ne fa menzione in alcune conversazioni intercettate. “È una struttura – ha spiegato il procuratore Gratteri durante una conferenza stampa – che ricorda molto la ‘ndrangheta per il rito tipicamente mafioso della “pungitura”. Una struttura chiusa e pericolosa, collegata dall’esterno al carcere con il capo (Angelo Gagliardi, ndr) ex affiliato al clan La Torre”.