A 32 anni dalla morte di uno dei cantautori più iconici della musica mondiale, Kurt Cobain dei Nirvana, arriva il colpo di scena. Lo specialista forense Brian Burnett sull’International Journal of Forensic Science ha contestato la versione ufficiale della morte dell’artista per suicidio. Burnett, come riportato dal Daily Mail, ha esaminato l’autopsia e le prove sulla scena del crimine.
Tra i risultati che sono emersi anzitutto i danni agli organi sarebbero compatibili con la mancanza di ossigeno causata da un’overdose di eroina non da una morte istantanea da arma da fuoco. Le mani di Cobain erano insolitamente pulite nonostante un colpo di fucile alla testa e il bossolo è stato trovato inclinato in una posizione non compatibile con quella di una traiettoria per suicidio, il sangue sulla maglietta suggerisce che il corpo è stato spostato.
Wilkins ha dichiarato: “A me sembra che qualcuno abbia messo in scena un film e volesse che apparisse assolutamente che si trattasse di un suicidio. La ricevuta della pistola è nella sua tasca. La ricevuta dei proiettili è nella sua tasca. I proiettili sono allineati ai suoi piedi“.
Il nuovo rapporto forense ha rilevato che le maniche di Cobain erano arrotolate e il kit per l’eroina è stato trovato a diversi metri di distanza, contenente siringhe tappate, cotton fioc e pezzi di eroina nera di dimensioni più o meno uguali. “Dovremmo credere che abbia tappato gli aghi e rimesso tutto a posto dopo essersi iniettato tre volte, perché è quello che si fa quando si sta morendo – ha aggiunto Wilkins -. I suicidi sono un caos, e questa era una scena molto pulita”.
E ancora sul famoso biglietto d’addio. I ricercatori sull’International Journal of Forensic Science affermano che l’introduzione parla dell’abbandono della band, mentre le ultime quattro righe sembrano scritte con una grafia diversa e quindi da una mano differente da quella di Cobain.
Sia il dipartimento di polizia di Seattle che il medico legale hanno rifiutato di riaprire il caso. Un portavoce dell’ufficio del medico legale ha dichiarato al Daily Mail: “L’ufficio del medico legale della contea di King ha collaborato con le forze dell’ordine locali, ha condotto un’autopsia completa e ha seguito tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio. Il nostro ufficio è sempre aperto a rivedere le proprie conclusioni qualora venissero alla luce nuove prove, ma finora non abbiamo riscontrato nulla che giustifichi la riapertura di questo caso e la nostra precedente determinazione di morte”.
I ricercatori e Brian Burnett non ci stanno e chiedono trasparenza: “Se sbagliamo, dimostratecelo“.
Una vita in bilico tra grande successo e dolore
Il cantante dei Nirvana è morto il 5 aprile 1994, a soli 27 anni, per una ferita da arma da fuoco nella sua casa di Seattle. I medici e gli inquirenti hanno bollato il caso come suicidio. Nato ad Aberdeen, Washington, Cobain ha vissuto un’infanzia difficile, segnata dal trauma del divorzio dei genitori che ha profondamente influenzato il suo equilibrio emotivo. Sin da giovane ha trovato rifugio nell’arte e nella musica punk, considerandole una via di fuga dalla realtà provinciale che lo circondava. Alla fine degli anni ’80, insieme a Krist Novoselic, ha dato vita ai Nirvana. La consacrazione è arrivata nel 1991 con l’album “Nevermind” e il singolo “Smells Like Teen Spirit”, brani che hanno catapultato il grunge verso un successo mondiale. L’esibizione per l’MTV Unplugged in New York del 1994 è oggi considerata il suo testamento artistico.
Cobain era afflitto da sempre da dolori cronici, soffriva di un misterioso e debilitante dolore allo stomaco che influenzò pesantemente il suo umore. Ha fatto un uso prolungato di eroina per tentare di lenire i suoi dolori fisici e psicologici. Ha sposato Courtney Love nel 1992, con la quale ha avuto la figlia Frances Bean.
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