Se il governo britannico di Keir Starmer sembra davvero avere i giorni contati, neanche la monarchia pare stia troppo bene. I reali stanno facendo quadrato, uniti e coordinati in una comunicazione senza precedenti, perchè la posta in gioco è la lotta per la sopravvivenza. Mentre la lettura e la diffusione degli Epstein Files dagli Stati Uniti continua a gettare elementi compromettenti sulle malefatte dell’ex principe Andrea, la Ditta prova a rispondere come può.
Re Carlo III, qualche settimana fa, si era limitato a scrivere una nota di solidarietà per le vittime degli abusi sessuali di Epstein, mettendosi dalla parte giusta di questa storia, ma i suoi tentativi di cavarsela così e soprattutto all’insegna del “keep calm and carry on” si sono sbriciolati davanti alle ormai puntuali “aggressioni” da parte degli antimonarchici e di voci che si levano dalle folle chiedendo “verità” durante le uscite pubbliche sue e di Camilla.
Nella serata di lunedì 9 febbraio, la decisione diramare una dichiarazione che scaricava definitivamente Andrea Mountbatten-Windsor si è resa inevitabile. La Thames Valley Police, corpo di polizia che opera tra Inghilterra e Galles, incluso il Buckinghamshire dove Andrea risiedeva fino ad una settimana fa, è stata incalzata per aprire un’indagine sulle azioni svolte dal fratello del sovrano ai tempi in cui era incaricato dal governo, in qualità di inviato speciale per il commercio e gli investimenti.
Una serie di scambi di e-mail risalenti al 2010 avrebbe dimostrato come da quella posizione privilegiata, Andrea condividesse informazioni riservate sui piani e sulle relazioni del governo britannico, con l’amico che lo stava ospitando a New York: Jeffrey Epstein. Nel giro di pochi minuti dopo averli ricevuti, l’ex principe avrebbe inoltrato i report sulle sue missioni in Asia e Afganistan alla casella di posta elettronica del faccendiere pedofilo, spingendosi persino a fare azione di lobbying per lui durante una visita negli Emirati Arabi con la regina Elisabetta II e il principe Filippo.
I sudditi si sono trovanti davanti alle stesse dinamiche agite da Peter Mandelson, ex segretario per il Business durante il governo laburista di Gordon Brown. E se la polizia ha iniziato ad investigare sugli scambi illeciti di informazioni sensibili da parte di un ex membro del governo, non potrà certo chiudere un occhio davanti alle ipotesi di reato che riguardano il fratello del sovrano. Politica e monarchia si tengono per mano, nel bene ove questo si manifesti, così come nel male e la disponibilità del re “collaborare” con le indagini è un passo inevitabile per salvare la testa di tutti, sacrificando quella del “Signor Mountbatten-Windsor”.
L’azione di Buckingham Palace è stata coordinata con la prima uscita ufficiale dei principi del Galles, che oggi rischiano di non salire mai su un trono. Prima dell’arrivo di William in Arabia Saudita, un portavoce della corona, durante un punto stampa a Ryad che forniva ragguagli sulla visita, “out of the blue” ha menzionato la “forte preoccupazione di William e Kate” per le notizie che stanno uscendo e, di nuovo, la loro vicinanza alle vittime. Nessuno a palazzo osa fare pubblicamente il nome di Epstein, ma la sua immagine rimane impressa come una macchia indelebile sulle pareti in mattoncini rossi del castello di Windsor, dove la foto che lo vedeva accanto al presidente americano venne proiettata durante la seconda visita di Stato di Trump in Inghilterra; lo scorso settembre.
Il principe William spera di riuscire a controllare la comunicazione della corona mettendosi in posa accanto al principe saudita, durante una missione svolta per conto del governo, nell’esercizio del soft power di cui la monarchia è incaricata.
I rapporti tra i due paesi si erano interrotti nel 2018, dopo l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, salvo poi riprendere nel 2013 avviandosi più “serenamente” verso le celebrazioni del centenario del trattato di Jeddah sulla cooperazione tra Regno Unito e Arabia Saudita, che cadrà nel 2027. I due principi hanno molte cose da farsi perdonare e come fece Carlo III prima di lui, anche William pare sia intenzionato a sollevare il tema dei diritti umani, privatamente, davanti al principe Mohammed bin Salman dopo aver mangiato datteri e aver bevuto caffè condividendo la passione per i cavalli arabi ed il calcio.
All’orizzonte, però, ci sono ancora molte nubi da gestire; Ghislaine Maxwell per il momento si rifiuta di parlare davanti alla Commissione di Vigilanza, barattando la sua testimonianza con la richiesta di una grazia da parte di Donald Trump, accusata per questo di bloccare le indagini. Ciò nonostante, la lenta ed inarrestabile lettura di 3 milioni di Files sta scuotendo profondamente l’Europa, presentando il conto più salato al Regno Unito e alla Norvegia dove, politica e monarchia stanno mostrando la loro debolezza davanti alla seduzione di un faccendiere senza scrupoli che ha saputo attirare nella sua rete melmosa teste coronate, diplomatici ed ex primi ministri.