Un’acquisizione di rilievo, condotta con discrezione, riporta in Italia un tassello significativo del Rinascimento meridionale. L’Ecce Homo di Antonello da Messina, inizialmente inserito come lotto 18 nell’asta Old Masters di Sotheby’s a New York prevista per lo scorso 5 febbraio, è stato ritirato dalla vendita. Dietro la mossa, confermata da indiscrezioni raccolte da La Repubblica, c’è l’intervento diretto dello Stato italiano, che si è assicurato l’opera attraverso una trattativa privata.
L’accordo si sarebbe concluso per una cifra intorno ai 12 milioni di dollari (circa 11 milioni di euro), un importo che rientra nella stima iniziale della casa d’aste, fissata tra i 10 e i 15 milioni. L’operazione, avallata dal Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Cultura (composto tra gli altri da Tomaso Montanari e Maria Cristina Terzaghi), ha permesso di evitare i rilanci dell’asta pubblica, che avrebbero potuto far lievitare sensibilmente il prezzo. A mediare tra il Ministero, Sotheby’s e il venditore – un collezionista cileno – è stato il gallerista Fabrizio Moretti.
Un’opera rara e “vissuta”
L’importanza dell’acquisizione risiede nella rarità del catalogo di Antonello: le opere certe sono poche, circa quaranta nel mondo, e questa era l’ultima di tale rilevanza ancora in mani private. Si tratta di una tavola di piccole dimensioni (19,5 x 14,3 centimetri), dipinta su entrambi i lati. Sul recto compare il volto sofferente di Cristo, mentre sul verso è raffigurato un San Girolamo nel deserto, oggi quasi illeggibile a causa dell’usura. Come notato dallo storico dell’arte Federico Zeri, che studiò a fondo il dipinto, e confermato dall’esperta Fiorella Sricchia Santoro, lo stato di conservazione testimonia l’uso dell’oggetto: custodita in una bisaccia di cuoio, la tavoletta era oggetto di devozione privata, toccata e baciata dai fedeli fino a consumarne la superficie.
Databile ai primi anni Sessanta del Quattrocento, il dipinto riveste un ruolo cruciale nell’evoluzione iconografica del soggetto. Antonello trasforma l’icona bizantina in un ritratto psicologico moderno, introducendo in Italia la tecnica a olio di matrice fiamminga. L’opera è considerata il prototipo di una fortunata serie di Ecce Homo, che include le versioni conservate a Palazzo Spinola a Genova, al Collegio Alberoni di Piacenza e al Metropolitan di New York.
La destinazione museale
In attesa dell’ufficialità da parte del Ministro Alessandro Giuli e del Direttore generale musei Massimo Osanna, si discute sulla futura collocazione del dipinto. Sebbene siano state ipotizzate sedi come la Pinacoteca di Brera o le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la destinazione più probabile appare il Museo di Capodimonte a Napoli. Una scelta che avrebbe solide basi storiche e filologiche: fu proprio nella Napoli aragonese, alla bottega di Colantonio, che il giovane Antonello svolse il suo apprendistato, ponendo le basi per quella sintesi tra arte fiamminga e italiana che avrebbe segnato il Quattrocento.