Chissà se un Bianconiglio insegue Giorgia Meloni. Lei che cerca di fuggire: non c’è tempo. Nel Paese delle Meraviglie accade di tutto ma non c’è tempo per pensarci. Meglio distrarsi con la Lepre Marzolina. E chissà che così non si riesca a distrarre anche gli abitanti del Paese dal ‘caso Paolo Petrecca’, il direttore di Rai Sport che si è autopromosso a commentatore della serata inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.
Lo ha fatto d’imperio e, visti i risultati, senza preparazione. Un Re di Cuori che balbetta e si rifugia nel cerimoniale. Sicuro che la sua performance sarebbe andata liscia, dall’alto di quella convinzione quasi infantile, ‘io sono in grado di dimostrare il mio valore’, ha collezionato mille figuracce in tre ore ed è oggi, con ogni probabilità, un uomo diverso da venerdì. Questo, mentre la cerimonia presentava un alto livello di impianto scenografico, coreografico, di messa in scena e anche di idee: la telecronaca messa in piedi dal direttor Petrecca è parsa un urto di vomito su un bel vestito. Inaccettabile anche perché ha sporcato pure il lavoro impeccabile di tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte, ballerini, coreografi, tecnici per non parlare degli atleti. Con l’apice raggiunto quando Petrecca non ha riconosciuto Simone Giannelli, capitano della nazionale italiana di pallavolo maschile, due volte campione del mondo, e dei sei pallavolisti in scena ha riconosciuto solo Paola Egonu. Pensare che, come tutti gli addetti ai lavori, deve aver ricevuto un copione: bastava leggere i nomi di Carlotta Cambi e Anna Danesi, di Simone Anzani e Luca Porro. E di Anna Danesi, capitano della nazionale italiana di pallavolo femminile.
Inutile tornarci sopra: quasi dieci milioni di persone hanno ascoltato quel commento molesto. Sarebbe però utile prendere decisioni. Può il servizio pubblico avallare una tale figura e, soprattutto, un metodo come questo? I giornalisti di Rai si sono incazzati, tanto che Petrecca lo hanno già sfiduciato tre volte (una a Rainews e due a Raisport). C’è da immaginare quanto siano affranti, anzi di più, al punto che, fanno sapere,”da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento”.
Alice intanto corre, corre che non c’è tempo. E mentre pensa alla faccenda Petrecca e a come fare affinché il Paese se ne scordi, incontra la Lepre Marzolina, che in realtà si chiama Andrea Pucci, comico chiamato a Sanremo come co-conduttore da un imprevedibile Carlo Conti (chissà che farà ora). Sin dal momento dell’annuncio, in molti criticano: Pucci fa battute omofobe (vero), sessiste (vero), razziste (vero), non fa ridere (vero). È davvero opportuno chiamarlo all’Ariston, e non per il solito monologo dell’ora del lupo, addirittura per guidare la serata? Critiche anche forti, come nella maniera dei social; direbbe il poeta: a chi tocca non s’engrugna. E invece lui, s’engrugna. E al posto di salire su quel palco e dimostrare di sapere il fatto suo, di essere capace di strappare un sorriso, magari una risata, senza essere nulla di ciò per cui è criticato, si ritira. La Lepre Marzolina fugge.
Dal vertice del Paese arriva subito la solidarietà, e a ruota tutti quelli alla guida del Paese (delle Meraviglie?): Salvini, La Russa, persino Tajani, che forse ha agito senza telefonare ai suoi capi, i fratelli Berlusconi. Ma questa è un’altra novella. Tutti con Pucci. Parliamo di Pucci. Solidarietà a Pucci. Alice corre, corre che non c’è tempo per occuparsi delle cose sostanziali, ma per parlare con il Corriere di Pucci il tempo si trova. E nel mentre Petrecca viene dimenticato. Petrecca, o il Re di Cuori, insomma, chi?