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Lavorava al bar della stazione e sognava di diventare psicologa: chi era Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni

"Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare", dice uno dei suoi tanti amici. Altri aggiungono che qualche tempo fa aveva detto 'no' a un ragazzo che la stava corteggiando, ma era finita lì
Lavorava al bar della stazione e sognava di diventare psicologa: chi era Zoe Trinchero, uccisa a 17 anni
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I sogni distrutti a 17 anni, uccisi insieme a lei. Zoe Trinchero voleva diventare psicologa “per aiutare gli altri”. Nel frattempo lavorava al bar della stazione, ma poche ore dopo la fine del suo turno è stata uccisa. Un altro femminicidio, l’ennesimo: Alex Manna, reo confesso, ha detto di averla finita a pugni, prima di gettarla esanime nel rio Nizza, in provincia di Asti. A Nizza Monferrato, una città di diecimila abitanti dove tutti conoscono tutti, la ricordano come una ragazzina allegra, solare e col sogno di diventare psicologa. Una diciassettenne capace di suscitare affetto e simpatia al primo sguardo. “Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare”, dice uno dei suoi tanti amici.

La morte di Zoe Trinchero ha sconvolto la routine di questa località incastonata fra Alessandria, Asti, Alba e quelle vigne del Piemonte che producono vini rinomati in tutto il mondo. La rabbia è montata non appena si è sparsa la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita. Uno stato d’animo che per poco non ha provocato una seconda tragedia e che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane di origini straniere che vive a Nizza fin da quando era bambino. Il giovane ha dei problemi ed è seguito dai centri di igiene mentale. Quando si è diffusa la notizia della morte di Zoe, le paure e i pregiudizi della gente hanno preso il sopravvento: la sua casa è stata stretta d’assedio da diversi cittadini, al punto che sono dovuti intervenire i carabinieri per prenderlo in consegna e metterlo al sicuro. Si è poi chiarito che lui, con Zoe, non c’entrava niente.

Ora che sono scattate le manette a Nizza restano il dolore, lo sconcerto, l’incredulità. Nessuno dice che in città sia sempre filato tutto liscio. E’ Leonardo, 20 anni, uno dei tanti amici di Zoe: “Quando uscivamo alla sera andavamo sempre a prenderla al lavoro. Con la gente che gira da queste parti non ci fidavamo a lasciarla sola”. Non solo. Il giovane, riferendosi a una delle tante persone ascoltate dai carabinieri prima di procedere all’arresto del sospettato, ha detto che “non è esattamente un personaggio tranquillo”. “Ma per fare una cosa del genere, sempre ammesso che sia stato lui, deve essere impazzito”, ha aggiunto.

Zoe non era fidanzata. Qualche tempo fa aveva detto ‘no’ a un ragazzo che la stava corteggiando, ma era finita lì. “A me – dice Nicole, l’amica del cuore – non ha mai raccontato niente di preoccupante. E fra noi credo che non ci fossero segreti“.

Dal 9 dicembre Zoe lavorava al bar della stazione. Quattro ore al giorno. “Proprio ieri – dice il titolare – avevamo parlato di rinnovo del contratto. Era molto cordiale con i clienti, si faceva voler bene. Gli amici passavano sempre a prenderla ma restavano fuori, educatamente, ad aspettare che uscisse. E’ andata così anche venerdì. Dopo le ultime battute ha salutato tutti dicendo ‘ci vediamo domani”.

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