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Chi era veramente Jeffrey Epstein e come siamo arrivati ai Files? La storia, i documenti, il caos social e le teorie del complotto

Chi era veramente quello che i media chiamano il “faccendiere pedofilo”, colui che sta facendo tremare i potenti della terra?

di Antonella Zangaro
Chi era veramente Jeffrey Epstein e come siamo arrivati ai Files? La storia, i documenti, il caos social e le teorie del complotto

“Manipolatore, ambizioso, magnetico, il diavolo”. Sono tanti gli appellativi usati per definire Jeffrey Epstein da chi lo ha conosciuto e oggi si pente di averlo frequentato. Ma chi era veramente quello che i media chiamano il “faccendiere pedofilo”, colui che sta facendo tremare i potenti della terra? Nato da una famiglia di immigrati ebrei di Brooklyn, New York, il 20 gennaio del 1953, da professore di fisica senza laurea Epstein diventa prima broker, poi dagli anni ’80, un consulente finanziario in grado di tessere una tela fatta di agganci potentissimi con il mondo della politica, dell’università, della finanza, delle banche, con i miliardari globali, il jet set e le famiglie reali europee.

La storia giudiziaria

Nel 1996 arriva la prima accusa per violenza sessuale; nel 2007 il patteggiamento davanti a 60 capi d’imputazione raccolti in anni di indagini dei procuratori federali. Nel 2008, la prima condanna per favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile. I 18 mesi comminati si riducono a 13, con sei giorni a settimana da poter trascorrere negli uffici di Palm Beach.

Nel 2011 Virginia Giuffrè, una delle grandi accusatrici di Epstein e della sua fidanzata e complice, Ghislaine Maxwell, passa a una giornalista del Daily Mail alcune informazioni e dettagli sulla sua vita al giogo sessuale del finanziere. E fornisce al tabloid anche la foto che mette al palo un figlio della regina Elisabetta II, l’allora principe Andrea, duca di York. Nel 2018, Julie K. Brown, una reporter del Miami Herald, arriva a raccogliere almeno 80 testimonianze di persone che si consideravano “vittime di abusi sessuali” perpetrati da Jeffrey Epstein e dai suoi “amici”.

È grazie a questo report che si riapre il fascicolo presso il tribunale federale che porta al suo arresto nel luglio del 2019 mentre si trova al Toteboro Airport del New Jersey. L’accusa è “traffico di esseri umani a scopo sessuale” e non prevede il pagamento di alcuna cauzione. Le perquisizioni che seguono in tutte le sue residenze, portano alla luce una quantità incredibile di materiale pedopornografico, foto, quadri e lettini da massaggio che poco spazio lasciavano all’immaginazione. Il mattino del 10 agosto del 2019, dopo un precedente tentativo di suicidio dimostrato da alcune ferite riportate sul suo corpo, Jeffrey Epstein viene trovato morto, impiccato nella sua cella.

La rete di Epstein

La rete tentacolare di relazioni intessute durante la sua scalata al successo economico e il controllo delle dinamiche politiche e finanziarie dei paesi che contano, hanno trasformato Epstein in un ventilatore che oggi soffia fango in ogni direzione, ad ogni latitudine, mietendo vittime illustri, soprattutto nel Regno Unito, mentre l’America sembra immobile pur avendo di fronte una lunga sfilza di nomi illustri legati a Jeffrey Epstein. Ciò che è stato chiarito è che Epstein non agiva da solo e soprattutto era molto attento a catalogare tutto quello che accadeva attraverso la raccolta scrupolosa di e-mail, foto e video accuratamente conservati. La sua complice più famosa ha il volto di una ricca ereditiera inglese di origine ebraica: Ghislaine Maxwell. Nota come la sua fidanzata, la donna oggi sconta una pena di 20 anni in carcere dove è reclusa dal 2022. L’accusa per lei è stata quella di reclutamento di minorenni e partecipazione ad abusi.

Il traffico di ragazze, le “trappole al miele”, i servizi segreti

Il traffico e lo sfruttamento sessuale delle minori da parte di Epstein vedevano il coinvolgimento di complici discreti, selezionati tra aristocratici senza scrupoli, faccendieri, persone (anche donne) affermate con un’agenda ricca di nomi importanti e agenzie per modelle. Tutte le feste, gli incontri, i “massaggi”, avvenivano lontano da occhi indiscreti, nella villa El Brillo di Palm Beach dalle pareti rosa, allo Zorro ranch in New Messico, sulle due isole private alle Isole Vergini, nei lussuosi appartamenti di Manhattan e Parigi. Persino sul suo jet privato, Lolita. Le ragazze più intraprendenti entravano a far parte della “piovra” diventando a loro volta reclutartici, così come gli ospiti più “coinvolti” o “disinvolti” venivano impiegati per portarle in luoghi esclusivi, come i palazzi reali inglesi, spesso citati nei files perchè diventati merce di scambio per accontentare le velleità sia delle giovani che degli amici di Epstein, che sognavano di visitare luoghi inaccessibili.

Donne usate come trappole per mettere le vittime del faccendiere in situazioni imbarazzanti da immortalare, così da poter poi battere cassa in cambio del silenzio. Alcune interviste apparse sui quotidiani inglesi avrebbero parlato di una operazione altrimenti detta “trappola al miele” fatta per conto dei servizi russi del KGB, ma anche di quelli israeliani. Nei Files pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano, figurerebbero 9629 menzioni della parola Russia, 1056 di Vladimir Putin. Altri documenti dimostrerebbero come l’FBI ritenesse Epstein “una spia del Mossad”, un uomo addestrato da Ehud Barak, l’ex primo ministro israeliano.

Gli Epstein Files

Dopo una attesa di settimane dallo scadere dell’Epstein Files Tranparency Art, firmato dal presidente Donald Trump in novembre e diventato legge, tutti i documenti raccolti e legati alla figura e alle attività di Jeffrey Epstein sono stati pubblicati e sono disponibili sul sito del Dipartimento di Giustizia americano. 3 milioni di documenti scritti, 2000 video e 180.000 immagini hanno superato la “redazione”, ovvero la cancellazione degli aspetti più sensibili, in ottemperanza al rispetto della privacy delle vittime, delle indagini ancora aperte, della sicurezza nazionale.

Da quel momento è partita la caccia ai nomi eccellenti e alle foto più compromettenti. Tra questi figurano già due presidenti americani, Bill Clinton e Donald Trump. Il primo è ritratto in diverse foto, sicuramente imbarazzati ma non necessariamente compromettenti, il secondo, che nel 2002 definiva Epstein “un grande amico da 15 anni”, nega ogni coinvolgimento sebbene risulterebbe che abbiano volato insieme più volte sul jet privato di Epstein e che fosse il primo datore di lavoro di Virginia Giuffrè, guardarobiera presso la villa di Mar a Lago.

I nomi e cosa significa essere negli Epstein files

Apparire nei documenti non significa automaticamente avere commesso dei reati. Per alcuni, ci saranno interrogativi morali e di opportunità etica dei quali rispondere. Molti dei personaggi menzionati hanno già ampiamente smentito ogni coinvolgimento con gli illeciti promossi da Epstein. Il nome del presidente americano Donald Trump fa rumore, è citato centinaia di volte, ma nessun capo di imputazione è stato finora emesso nei suoi confronti.
Bill Gates ha smentito ogni accusa, compresa quella di aver contagiato la moglie con una malattia sessualmente trasmissibile e di aver incontrato le “ragazze di Epstein”. Accuse derubricate come “tutte completamente false”.
Elon Musk avrebbe intrattenuto una corrispondenza con Epstein su possibili viaggi sulla sua isola privata per partecipare a “party selvaggi”, ma il diretto interessato su X ha chiarito che quei contenuti erano “diffamatori”.

Andrea Windsor-Mountbatten è la vittima più illustre con la ex moglie Sarah Ferguson ed insieme all’ex ambasciatore britannico inglese a Washington, destituito di ogni incarico dal governo di Keir Starmer. L’ex principe è stato accusato direttamente dalla testimonianza di Virginia Giuffrè con la quale raggiunse un accordo extragiudiziale milionario nel 2002, mentre il diplomatico avrebbe trasferito ad Epstein informazioni sensibili e riservate del governo per le quali ora rischia di cadere anche l’intero esecutivo. E poi ci sarebbero i nomi del miliardario Richard Branson, Michael Jackson, Steve Bannon, la principessa di Svezia e quella di Norvegia, Brett Ratner (il regista del documentario di Melania Trump), il co fondatore di Google Sergey Brin, Vladimir Putin, Ehud Barak, Noam Chomsky, Woody Allen, Kevin Spacey, David Copperfield, Mick Jagger, Naomi Campbell, Stephen Hawking.

Il caos social e le teorie del complotto

Essere citati nei files non costituisce, finora, alcun reato, non è una incriminazione, nè tantomeno rappresenta una prova di eventuale complicità nelle attività illecite di Epstein. Quello che si evidenzia sono le relazioni sociali di Epstein. Eppure i social media hanno dato il via libera a pseudo filoni di inchiesta paralleli e privi di fondamento, hanno dato spazio a teorie fantasiose e manipolato immagini come quelle (fake) che hanno visto ingiustamente coinvolto il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Il Dipartimento di Giustizia ha anche dovuto rimettere mano ai file per operare una più attenta selezione di ciò che poteva essere pubblicato, dopo che molte vittime si erano viste esposte ingiustamente. Ciò nonostante, la macchina del fango ha acceso i suoi motori generando caos e disinformazione, così come immagini frutto solo del lavoro dell’AI. Finora ciò che fa fede sono le indagini della polizia britannica sul conto e sulle azioni dell’ex diplomatico Peter Mandelson, per cui si potrebbe profilare un reato ai danni della Pubblica Amministrazione come la rivelazione di segreti di ufficio e per effetto del quale il governo di Keir Starmer potrebbe avere le ore contate.

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