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Ghali innominabile, la telecronaca spaziale della censura nel nome di Olimpia – il commento

Il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca evita di nominare Ghali durante la sua esibizione alle Olimpiadi
Ghali innominabile, la telecronaca spaziale della censura nel nome di Olimpia – il commento
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Il Ghali scomparso.

Ieri Paolo Petrecca, direttore per grazia ricevuta di Rai Sport, ha mostrato l’attualità della tesi che non c’è mai fondo al fondo e ha documentato che la Rai è un assoluto, indiscutibile servizio privato.

La genuflessione al governo di destra ha toccato lo zenit perché Petrecca, per giunta direttore della testata sportiva, è riuscito a superarsi prima sostituendo d’imperio il suo collega Auro Bulbarelli, colpevole di aver infranto la retta via dando notizie non autorizzate su come Mattarella sarebbe apparso nel fantasmagorico mondo di Olimpia, e poi, giunto al microfono, trasfigurando il rapper Ghali in un refolo di vento, un fantasma senza corpo e senza nome.

Essendo Ghali stato investito di una performance artistica e avendo numerosi precedenti circa la distanza che separa lui da Giorgia Meloni e dalla destra in generale, la Rai ha mandato lo show di Ghali senza Ghali. Nel senso che l’innominato ha recitato, in modo davvero impeccabile, il “Promemoria” di Gianni Rodari, una corona di parole fiorite che stringono in gola la guerra e illuminano la pace, la forza della pace, la gioia della pace.

Ghali declamava e Petrecca cassava, chiudeva, cestinava. Offrendo a tutta la categoria la personale contrarietà al principio costitutivo del giornalismo: nelle prime righe, se fai cronaca, devi dire chi sta facendo cosa, e dove e come e perché.

Cantava il maestro Franco Battiato: “…Si credono potenti, e tutto gli appartiene…”. (Povera Patria)

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