Se è vero che da anni l’abbigliamento tecnico da neve ha smesso di essere solo funzionale per diventare desiderabile, Milano-Cortina 2026 segna un salto ulteriore. Queste Olimpiadi invernali – al via il 6 febbraio – sono probabilmente le più modaiole di sempre. Non solo perché si svolgono tra Milano, capitale internazionale dello stile Made in Italy, e Cortina, la “perla delle Dolomiti” da sempre passerella del jet set internazionale, ma perché le divise delle nazionali hanno ormai superato la dimensione sportiva per trasformarsi in veri capi lifestyle, pronti per essere indossati, fotografati, condivisi e acquistati. Non servono più solo alla performance degli atleti, ma a raccontare un’identità, una cultura, un’estetica precisa su un palcoscenico globale. E non a caso, infatti, molte uniformi sono già andate a ruba o sono diventate virali ancor prima dell’inizio dei Giochi. Su TikTok, gli atleti si comportano come influencer: aprono le valigie, mostrano ogni pezzo, provano i look davanti allo specchio del villaggio olimpico…insomma, il “fit check” è diventato parte del racconto olimpico.
Il fenomeno virale della Mongolia
Così, Milano-Cortina ha già un vincitore morale sui social: il Team Mongolia. La divisa disegnata dal brand Goyol Cashmere (delle sorelle Michel & Amazonka) è un capolavoro di artigianato che ha fatto impazzire il web. Ispirata agli abiti indossati nell’Impero Mongolo tra il XIII e il XV secolo, la collezione reinterpreta il tradizionale deel con un lusso contemporaneo: cashmere pregiato (fibra simbolo della resistenza dei nomadi agli “eterni inverni”), seta, colli alti e ricami dorati che lasciano senza fiato. Il video di presentazione è già culto: “What we carried through the winter, we carry to the world” (“Ciò che abbiamo portato attraverso l’inverno, lo portiamo al mondo”). Non è solo una divisa, è un manifesto di orgoglio e sopravvivenza culturale.
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L’eleganza misurata dell’Italia di Armani
Per l’Italia, la collaborazione con EA7 Emporio Armani è ormai una certezza consolidata: il brand veste il Team Italia con una delle ultime collezioni disegnate da Giorgio Armani prima della sua scomparsa nel settembre 2025. Le divise di Team Italia puntano su una linea essenziale e riconoscibile, coerente con l’estetica dello stilista: pulizia formale, rigore cromatico, attenzione alla vestibilità. Una continuità che rafforza l’identità del Paese ospitante senza bisogno di effetti speciali. I dettagli tricolore sono discreti, ma il vero tocco è nascosto: all’interno delle giacche e delle polo è stampato il testo dell’Inno di Mameli, un abbraccio segreto che solo gli atleti porteranno sulla pelle.
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Haiti e Brasile: l’arte e la tecnica
Tra le novità più interessanti ci sono le collaborazioni inedite. Il Brasile scende in pista con Moncler, che firma le divise per le cerimonie e diventa sponsor tecnico della Federazione Brasiliana degli Sport sulla Neve. Un incontro tra l’heritage tecnico del brand, il design italiano e l’esuberanza tropicale, con tute da gara sviluppate insieme all’atleta Lucas Pinheiro Braathen. Dall’altra parte del mondo, Haiti porta sulle Dolomiti un messaggio di resistenza con due soli atleti (Richi Viano e Stevenson Savart) ma con uno stile indimenticabile: le loro divise, disegnate in Italia dalla stilista Stella Jean, sono le uniche dei Giochi dipinte a mano, ispirate all’arte visionaria di Edouard Duval-Carré. “Non è decorazione, ma visibilità come atto di sopravvivenza”, spiegano dal team.
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I giganti dello stile: Usa, Canada e Gran Bretagna
Le superpotenze non stanno a guardare. Il Team USA festeggia il decimo anniversario con Ralph Lauren con una collezione che è pura nostalgia americana: maglioni intarsia con bandiera, piumini color-block in stile anni ’90 e pantaloni bianchi utilitari. Molto copertina di Vogue, molto iconico. Il Canada conferma Lululemon, che punta tutto su funzionalità inclusiva (zip magnetiche, braille, materiali anti-abrasione) e su una palette cromatica audace: niente rosso totale, ma stampe topografiche che virano dal “rosso Canada” al verde glaciale e al blu iceberg. La Gran Bretagna si affida all’heritage mod di Ben Sherman, ma con un tocco personale d’eccezione: il tuffatore e medagliato olimpico Tom Daley ha disegnato e realizzato all’uncinetto sciarpe e cappelli per i portabandiera. Un tocco handmade che aggiunge calore alla classica eleganza britannica.
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Francia, Norvegia e Finlandia: i colori del ghiaccio
L’Europa del Nord e i cugini d’Oltralpe scelgono la mimesi con la natura. La Francia di Le Coq Sportif abbandona il tricolore netto per una palette “ghiacciata”: blu ice, crema e texture che richiamano le mappe topografiche realizzate con pigmenti strofinati. La Norvegia fa un’operazione nostalgia raffinatissima con Dale of Norway, rieditando in chiave moderna il maglione indossato proprio a Cortina nel 1956. La Finlandia, con Luhta, porta in pista i colori del tramonto lappone e il “momento blu” delle notti artiche.
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Il fenomeno TikTok: tutti pazzi per il “fit check”
Intanto su TikTok la competizione è già iniziata a colpi di unboxing. Gli atleti diventano influencer e i video dei “fit check” – dove spacchettano i borsoni e provano le divise in camera – accumulano milioni di visualizzazioni. È qui che la Cina con Li-Ning (mix di rosso, viola e arancione) e la Germania (con linee urban e solide) cercano il consenso della Gen Z. Anche i volontari avranno il loro momento di gloria: vestiti da Salomon con un sistema modulare di 17 pezzi intercambiabili, porteranno lo stile tecnico francese dalle piste alle strade di Milano.