Crime

“La bici nera e i vestiti nel canale sono un depistaggio ai danni di Alberto Stasi. Non è stato lui a uccidere Chiara Poggi, ma un sicario”: lo rivela Massimo Lovati

L'ex avvocato di Andrea Sempio torna a ribadire la propria idea sul caso di Garlasco davanti alle telecamere di “Mattino Cinque”

di Emanuele Corbo
“La bici nera e i vestiti nel canale sono un depistaggio ai danni di Alberto Stasi. Non è stato lui a uccidere Chiara Poggi, ma un sicario”: lo rivela Massimo Lovati

A uccidere Chiara Poggi è stato un sicario. Lo ribadisce Massimo Lovati, che si dice convinto delle proprie parole. Lo ribadisce in collegamento a “Mattino Cinque” nella puntata in onda mercoledì 4 febbraio. L’ex avvocato di Andrea Sempio torna dunque su una teoria che porta avanti da tempo: l’assassino di Chiara non sarebbe da ricercare né in Stasi né nel proprio ex assistito, bensì in una terza persona, e tutti gli elementi più suggestivi del caso farebbero parte di un disegno ben preciso di depistaggio.

“Al di là delle falle dell’indagine, tutti questi elementi sono evidenti segno di depistaggio diretti all’inizio delle indagini contro Stasi”. Gli elementi cui l’avvocato fa riferimento sono una bicicletta nera da donna trovata dietro casa Poggi un mese e mezzo dopo il delitto del 13 agosto 2007, e alcuni vestiti e un paio di scarpe con macchie rosse rinvenuti nel canale Brielli. Tasselli che avrebbero indirizzato la narrazione del caso. “Sappiamo benissimo che nel magazzino del papà di Alberto Stasi han trovato una bicicletta nera” prosegue Lovati, “ovviamente l’assassino non poteva averla e ha mistificato la presenza di un’altra bicicletta”. E ribadisce: “Non cambio idea di quel che è successo. L’assassino è un sicario assoldato da un’organizzazione criminale che come un professionista oltre ad aver effettuato l’azione omicidiaria ha creato tutti questi depistaggi”.

Il “giallo” della bici di via Toledo

La campagna è proprio dietro le villette di via Pascoli e lì scorre il canale Brielli. Parallela al canale c’è via Toledo, che dista solo poche centinaia di metri da quella che era la casa della nonna di Sempio, dove quest’ultimo sostiene di essersi recato nella tarda mattinata del giorno dell’omicidio, dopo essere tornato da Vigevano. L’ipotesi degli investigatori è che l’assassino sia scappato dalla porta sul retro di casa Poggi. Un mese e mezzo dopo il delitto, alle spalle della villetta, tra le sterpaglie di via Toledo, i vigili urbani avrebbero trovato una bici nera da donna di cui però, come ricorda l’inviato del programma di Canale 5, non vi è traccia agli atti e non sarebbe la stessa menzionata da Franca Bermani, la testimone che vide una bici nera da donna fuori dalla casa dei Poggi il giorno della tragedia. “Non me l’hanno fatta vedere per un confronto” disse ai carabinieri a proposito di quella trovata in via Toledo.

Il ritrovamento dei vestiti nel canale

C’è poi un secondo elemento critico. Undici giorni dopo la morte di Chiara, nel canale Brielli, precisamente tra Sairano e Villanova, venne trovato un sacchetto con vestiti e un paio di scarpe con macchie rosse. Appartenevano all’assassino in fuga? I Ris di Parma dopo aver analizzato i reperti esclusero la presenza di tracce ematiche. Secondo Massimo Lovati sia la bicicletta che il sacchetto di vestiti seguono la stessa logica: creare piste suggestive ma flebili. Il tutto per depistare le indagini verso Stasi. “È innocente, ha dichiarato di aver scoperto il cadavere di Chiara Poggi sotto minaccia di morte” ripete ancora una volta l’avvocato, che anche mesi dopo essere stato “scaricato” da Andrea Sempio, continua a far sentire forte e chiara la propria voce su un caso di cronaca nera in grado di catalizzare l’attenzione generale a quasi 20 anni di distanza.

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