Beauty e Benessere

“All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia della medicina estetica post Ozempic

Il tessuto adiposo dei donatori viene usato per interventi di medicina estetica a New York. Costi fino a 50mila dollari

di 30science per Il Fatto
“All’inizio sembra inquietante, ma è come riciclare”: prendere il grasso corporeo dai cadaveri per rifarsi i glutei e le curve, l’ultima follia della medicina estetica post Ozempic

Niente paura: è tutto stramaledettamente in linea con le leggi sulla donazione degli organi e sui codici etici. Ma ciononostante fa arricciare la pelle. Nel cuore di Manhattan si sta superando infatti l’ennesima frontiera della medicicna estetica: l’uso del grasso corporeo da donatore cadavere. Il grasso come un qualsiasi altro tessuto o organo,viene infatti donato da pdonatori deceduti per rinforzare liposuzioni andate a male o fianchi e curve non pù prominenti. Ma attenzione, il grasso in questione deve essere sterilizzato, privato del DNA, certificato come “eticamente sourced”. E sempre più richiesto. A New York il prodotto più noto si chiama AlloClae, ed è diventato un oggetto di culto tra donne magre, ex pazienti di Ozempic e celebrity minori in cerca di volumi “naturali”. Naturali nel risultato, non certo nell’origine.Quelli del New York Post hanno raccolto la storia di Stacey, 34 anni, professionista della finanza, che racconta di aver speso quasi 45 mila dollari per ridisegnare fianchi e glutei con grasso proveniente da un corpo donato alla scienza. “All’inizio sembra inquietante”, ammette, “ma questo tipo di tessuto viene usato in medicina da decenni. È regolamentato. È come riciclare”.

Il linguaggio è quello dell’economia circolare applicata al corpo umano. Il grasso diventa una risorsa, un materiale biologico “off the shelf”, pronto all’uso per chi non ne produce abbastanza o non vuole subire nuove liposuzioni. Secondo i chirurghi che lo utilizzano, AlloClae funziona come un innesto strutturale: non solo riempie, ma sostiene. È diverso dal grasso autologo, spiegano, perché conserva una sorta di “impalcaturatridimensionale che garantisce forma e stabilità.
Il boom del grasso da donatore non è casuale. Arriva dopo l’esplosione dei farmaci dimagranti, che hanno svuotato corpi e conti correnti. Dimagrire velocemente significa spesso perdere volume dove non si vorrebbe: seno, glutei, viso. E non tutte hanno abbastanza tessuto da “riciclare” da sole. “È una soluzione per corpi impoveriti”, spiegano i medici. Anche per correggere vecchi interventi estetici falliti, lasciando meno cicatrici e tempi di recupero quasi nulli. Il prezzo, però, resta elitario: tra i 30 e i 50 mila dollari. Un lusso biologico che alcune pazienti paragonano a una borsa Hermès: non necessario, ma altamente simbolico.

Il punto più controverso resta l’origine del materiale. Non basta essere donatori di organi: il grasso proviene da donazioni complete del corpo, con criteri stringenti. Niente autopsie, niente patologie trasmissibili, consenso esplicito. Le aziende parlano poco dei dettagli. I chirurghi rassicurano. Le pazienti preferiscono non pensarci troppo. Dopo anni di filler sintetici, siliconi e lifting estremi, la chirurgia estetica sembra ossessionata dall’idea di naturalezza. Ma è una naturalezza costruita, filtrata, selezionata. Persino “presa in prestito”. Il grasso dei morti, trasformato in promessa di autostima, è il simbolo perfetto di questa fase: sostenibile a parole, costosa nei fatti, rassicurante nel marketing, inquietante se ci si ferma a riflettere.

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