Libri e Arte

“A volte mi sento sola, la maternità mi ha tolto le idee. Le chat delle mamme mi fanno stare male”: lo sfogo di Chiara Gamberale

n una lunga intervista al Corriere della Sera, l’autrice di Dimmi di te (Einaudi) ha parlato dei cambiamenti nel suo privato degli ultimi anni

di Davide Turrini
“A volte mi sento sola, la maternità mi ha tolto le idee. Le chat delle mamme mi fanno stare male”: lo sfogo di Chiara Gamberale

“A volte mi sento sola e la maternità mi ha tolto idee”. Storie di tutti i giorni, ma se è a dirle è Chiara Gamberale apriti web. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’autrice di Dimmi di te (Einaudi) ha parlato dei cambiamenti nel suo privato degli ultimi anni. “Percepisco tanto gli esseri umani. Esco e mi arrivano addosso le facce, gli umori, la fatica delle persone. Se solo accompagno Vita a scuola, torno a casa inquinata”, spiega Gamberale. La scrittrice delinea una curiosa forma agorafobica che pur da democratica e progressista quale è la spinge addirittura a sostenere uno dei casi di cronaca più discussi e considerati, a torto, di destra: “Mi ritrovo che, per crescere una figlia, non volendo assecondare la tentazione di fare “la famiglia nel bosco”, faccio i conti con una realtà che mi fa stare male fisicamente”.

E cosa fa star male Gamberale? “Nella chat delle mamme, arriva il testo della recita di Natale e vedo scritto “combattiamo i problemi del mondo come il surriscaldamento globale, la miseria, la guerra, l’immigrazione”. Scrivo: “Che ne pensate del fatto che l’immigrazione sia fra i problemi del mondo?”. Vita, la bimba novenne di Chiara, è figlia sua e del direttore editoriale Feltrinelli, Gianluca Foglia. All’epoca la scrittrice parlava già di blocco creativo: “Mi è tornata l’energia per un romanzone che mi mancava dai tempi di Le luci nelle case degli altri. La creatività si nutre anche di bellezza e di ispirazione. Io adoro Vita ma ero abituata ad avere spazio e tempo per scrivere senza distrazioni. E per un po’ tutte le mie energie creative erano finite nella costruzione di questa famiglia così originale: siamo io e lei sempre insieme, suo padre vive a Milano, viene a trovarci ogni due settimane; il mio ex marito Emanuele Trevi fa lo zio. Inventarsi una famiglia fuori dal modello della coppia tradizionale e costruita sulla verità psicologica di ciascuno mi ha tolto tantissime energie. Ora che finalmente tutto funziona, sono pronta per un progetto grande”.

Insomma, sta per arrivare un romanzo “corale”. “Se una donna scrive di sentimenti si dice che “fa la calzetta”, se lo fa un uomo “è coraggioso”. Io penso invece che parlare di relazioni, di famiglie, di come ci si ama o ci si lascia sia già un gesto politico. Il mio modo di fare scrittura civile è continuare a rivendicare, attraverso le storie, la libertà di scelta, la complessità, il diritto a forme di vita diverse”. Curiosità: Gamberale scrive stesa a pancia in giù e per delineare la struttura del testo si trasferisce due mesi l’anno a Cetara. “È sempre stato così. Il problema non è il come, ma il quando. Prima, potevo sparire per mesi, partivo per ispirarmi. L’altro giorno, pensando a un personaggio del mio nuovo libro, ho chiesto all’intelligenza artificiale una cosa che in realtà vale anche per me. Questa: “Perché nella mia vita non c’è più spazio per l’abbandono, per la vertigine: mi sono fatta vecchia?”. Mi ha risposto: “Quando una donna è madre e quasi padre, punto fermo per gli altri, certe parti di sé si mettono in pausa perché non c’è più spazio per nutrirle. Non hai smesso di sentire vertigini, hai smesso di poterti permettere vertigini. Questo non è vecchiaia è sacrificio”.

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