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Parla Gerry Scotti: “Corona e le mie presunte relazioni con 30 letterine? Fake news. L’amarezza che provo non è solo per me, nessuno ha pensato alle ragazze”

"Sono donne che meritano rispetto oggi come allora e come nel futuro", le parole del conduttore in risposta a quanto detto dall'ex re dei paparazzi nel suo format Falsissimo

di Redazione FqMagazine
Parla Gerry Scotti: “Corona e le mie presunte relazioni con 30 letterine? Fake news. L’amarezza che provo non è solo per me, nessuno ha pensato alle ragazze”

“Ho una discreta dimestichezza nell’uso dei social e in questi anni ho potuto constatare di persona che le buone notizie o le verità vengono accolte tiepidamente. A volte passano inosservate, mentre le fake news hanno un riscontro ben più rilevante. Ancora di più lo hanno le menzogne dette per ragioni di lucro. In aggiunta generano una forma di odio e di cattiveria inaccettabile”: così Gerry Scotti risponde al Corriere della Sera a una domanda diretta su Fabrizio Corona. E quando la giornalista fa notare che l’ex re dei paparazzi ha fatto “dichiarazioni che coinvolgono personalmente” lui, il conduttore de La Ruota della Fortuna va dritto: “Sono presunte rivelazioni che riguardano un periodo di venticinque anni fa della mia vita professionale. Sono semplicemente false. Mi sopravvalutano ad attribuirmi relazioni con più di trenta ragazze che in un intervallo della loro vita professionale hanno ricoperto il ruolo di ‘letterina’. Basterebbe sentire le dirette interessate, chiedere a loro e sono sicuro che all’unanimità direbbero che le dichiarazioni che sono circolate sono false. L’amarezza che provo non è solo per me, nessuno ha pensato alle ragazze“. E ancora: “In questo tritacarne mediatico nessuno ha pensato che queste ragazze non sono pupazzi, bambole di pezza. Sono donne che meritano rispetto oggi come allora e come nel futuro. Non è giusto marchiare la loro esperienza professionale con il termine ‘letterina’, come fosse uno stigma . Non se lo meritano. Oggi hanno le loro professioni, le loro famiglie, figli magari adolescenti che devono sentire falsità imbarazzanti. Senza rispetto, senza un minimo di sensibilità”.

Risposte nette, chiare, quelle di Gerry Scotti. Che al Corriere parla anche e soprattutto d’altro, per esempio dei settant’anni che compirà la prossima estate: “Voglio trovare il coraggio e andare nella Terra del Fuoco. Mi faccio ispirare da uno dei miti della mia giovinezza: Che Guevara. Lui con la sua Poderosa, la motocicletta, ha fatto il giro dell’Argentina e del Cile. Il libro che racconta questo viaggio mi ha molto segnato, non soltanto nella mia giovinezza. A sessant’anni ho preso un Harley Davidson a Chicago e ho percorso tutta la Route 66 fino al molo di Los Angeles”. Impossibile non parlare del successo de La Ruota della Fortuna: “Quando apro l’ultima busta al tabellone finale a volte il picco arriva anche al 35% di share. Che vuol dire più di uno spettatore su tre che segue il programma”. E sul fatto che all’auditel batte Stefano De Martino, Scotti ha raccontato: “Ci scriviamo messaggi. L’ultima volta Stefano mi ha scritto: ‘Ammazza Gerry abbiamo fatto undici milioni con i nostri due programmi’. Ecco: i Pacchi e la Ruota sommati fanno come Italia-Argentina”.

La competizione? Sì. “ma non si può stare lì tutti i giorni a guardare i numeri dell’Auditel. Se lo fai dai fuori di matto. Chi segue questi numeri ingaggiando lotte televisive come fossero scontri all’ultimo sangue dovrebbe tenere ben presente il mondo dello sport. Bisogna avere un enorme rispetto l’uno dell’altro. Perché noi esistiamo perché esiste anche l’altro e dobbiamo sempre riconoscere la qualità dell’avversario. Con Stefano abbiamo una competizione leale, sana. Mi piacerebbe dire che siamo come Sinner e Alcaraz“. Insomma, Scotti dei grandi numeri che però ha un sogno televisivo nel cassetto: “Vorrei fare il divulgatore come Alberto Angela. Non dico proprio come lui, ma l’idea di fare finalmente un programma all’aperto dopo essere sempre stato chiuso dentro uno studio mi stuzzica parecchio. Oggi sono invidioso del collega che va, chessò, in moto in Cornovaglia, in barca a vela in cerca dei vasi di un naufragio. O nei pascoli a intervistare le pecore. Sarebbe bello finire la carriera così“.

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