Dopo 30 anni di latitanza, Matteo Messina Denaro è stato arrestato il 16 gennaio 2023. I Carabinieri del ROS hanno catturato il boss mafioso nella clinica privata “La Maddalena” di Palermo, dove si sottoponeva a cure per un tumore al colon sotto il falso nome di Andrea Bonafede. La sua cattura ha posto fine a una delle più lunghe latitanze nella storia italiana, iniziata nel lontano 1993.
L’evento viene raccontato in “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro”, la serie tv in onda in due serate, in prima visione su Rai1, martedì 3 e mercoledì 4 febbraio. Il colonnello Lucio Gambera, interpretato da Lino Guanciale, è da anni sulle tracce del latitante ma, a causa dei ripetuti fallimenti, ha ricevuto dal suo Comandante un’indicazione: ha tre mesi di tempo per portare a termine l’incarico, ovvero catturare Messina Denaro che sullo schermo veste i panni di Ninni Bruschetta. Nel cast anche Leo Gassmann che veste i panni del tecnico radio Ram e Levante, che interpreta la moglie di Gambera, Maria. Una curiosità entrambi i cantanti saranno protagonisti del prossimo Festival di Sanremo 2026, al via dal 24 febbraio. Abbiamo incontrati i tre protagonisti della serie.
Lino Guanciale: “Le collusioni reiterate dei politici sono uno spettacolo orribile”
“Di Matteo Messina Denaro, nello specifico quello che a me colpisce è sempre il fatto che delle intelligenze anche straordinarie si votino a cose nefande, è una cosa che accade quotidianamente purtroppo. Poi quello che mi ha colpito moltissimo dal punto di vista umano è evidentemente la capacità di riuscire a far respirare l’idea che alle persone intorno che sia normale. Nello specifico che sia normale che qualcuno che conduce esistenze criminali come la sua, si debba coprirlo o aiutarlo a non farsi prendere. È un po’ banale ma è quello che mi colpisce degli eroi del male, ma nella loro banalità sta la possibilità di potersi opporre, cioè il fatto che sia comunque un personaggio così potentemente seduttivo.
Lo Stato oggi è ancora prima linea per la lotta la mafia? Non so dare una risposta, se non quella che evinco dai fatti. È evidente che l’Italia e lo Stato in cui sono cresciuto io aveva come ordine del giorno la lotta alla mafia. Io sono stato una un ragazzo negli Anni 90 ed era sempre presente nel dibattito politico, come fosse una necessità insopprimibile. Certo è che assistiamo a uno spettacolo di continue collusioni reiterate anche da personaggi politici che, una volta che sono stati in galera, a nuove dimissioni per tornarci per lo stesso motivo. La recidività di certe connivenze, è uno spettacolo orribile. Credo che sia necessario più che cercare di dare un’idea un po’ superficiale di sicurezza, portare in oggetto quella cultura della legalità vera che mi sembrava bene in auge, ecco degli anni in cui siamo stati giovani”.
Levante: “Falcone e Borsellino hanno acceso un faro gigante”
“Cosa ricordo di quel 23 maggio 1992, il giorno della Strage di Capaci (Matteo Messina Denaro è stato condannato per la strage, ndr)? Io avevo cinque anni festeggiavo il mio compleanno perché io sono nata il 23 maggio e ovviamente ricordo molto poco. Ricordo però che negli anni successivi il mio compleanno era sempre accompagnato da un’immagine, dalla memoria di Falcone. Quindi è un giorno importante sotto tanti aspetti e non è un giorno in cui la mafia vince una battaglia, è un giorno in cui la perde perché c’è stato un grandissimo sacrificio da parte di questo uomo poi successivamente di Borsellino che hanno acceso ancora di più i riflettori sulla ferita gigante che la Sicilia viveva da troppo tempo”.
Leo Gassmann: “La mafia è nella nostra vita, agisce silenziosamente”
“Che tra quelli della mia generazione se ne parli poco di mafia è sicuramente è vero. Diciamo che siamo sempre circondati da cattive notizie. La mia impressione, in generale, è che comunque ci sono tante cose sulle quali bisognerebbe lavorare, che però poi passano in secondo piano perché poi arriva sempre una notizia diversa, un’altra cosa che succede in un’altra parte del mondo. Quindi siamo circondati da brutte notizie e non sappiamo dove aggrapparci.
La mia generazione credo che veda la magia come un qualcosa di antico, come qualcosa che viene raccontato nei film o nelle serie televisive, perché poi alla fine, almeno per quello che so io, la mafia è entrata a far parte della vita comune di tutti noi. Anche perché non ci sono le stragi che hanno caratterizzato gli Anni 70, 80 e 90. Oggi la mafia agisce in maniera molto più silenziosa e quindi è anche più difficile scovarla e capire chi è irresponsabile. Quindi sicuramente la percepiamo in una maniera un po’ cinematografica più che altro. Questo è un po’ un problema perché in questo modo la mafia un po’ vince. Quindi penso sia importante comunque fare progetti cinematografici come questo, perché comunque si accendono le luci su degli eroi che a volte non vengono ringraziati a sufficienza”.