Libri e Arte

Giornata della Memoria, sei libri per ricordarci l’importanza di non dimenticare: da “L’Antifascismo” a “I miei giorni a Dachau. Untermenschen, i sotto uomini”

Una selezione di sei libri per ricordare l'importanza della Giornata della Memoria

di Alex Corlazzoli
“La manipolazione dell’editoria scolastica durante il ventennio fascista” di Martina Adamuccio – Tralerighelibri - 2/2

“La manipolazione dell’editoria scolastica durante il ventennio fascista” di Martina Adamuccio – Tralerighelibri - 2/2

Questa piccola casa editrice grazie a questa insegnante fa un eccezionale lavoro in queste circa duecento pagine per dimostrare come il fascismo volle creare una scuola che non fosse informativa ma formativa, che contribuisse a formare la coscienza, gli ideali, il carattere dei cittadini. “Il ventennio fascista – scrive l’autrice -operò sul panorama iconografico a 360 gradi, sfruttando qualsiasi mezzo a disposizione per giungere al suo scopo: creare un popolo fedele e obbediente. Non vi sono numeri precisi che possono farci capire quanto nel ventennio fascista le opere di illustratori, disegnatori di libri, vignettisti, pubblicitari o creatori di manifesti siano stati di rilievo ma di certo sappiamo con certezza che il regime tenne sotto controllo ogni produzione”.

“Pedagogia totalitaria. Sistemi educativi scolastici nell’Italia fascista e nella Germania nazista” di Marco Caponigro – Tralerighe libri

Fa impressione vedere in questo testo come attraverso l’istruzione e il controllo del sistema educativo statale, il nazismo riuscì a diffondere la propria ideologia, rafforzando la lealtà verso Hitler e preparando milioni di ragazzi tedeschi al servizio militare. “Il partito nazista – racconta Caponigro – inquadrava i bambini dai sei ai dieci anni come Pimpf, li vestiva con un’elegante divisa, dava loro un numero e un libretto di matricola sul quale, anno per anno, venivano registrati il progresso fisico, il coraggio e lo sviluppo ideologico di ogni fanciullo”.

“La tredicesima tribù. L’Impero dei cazari e la sua eredità” di Alessandra Antola Swan -Meltemi

“Quell’ebraismo europeo sterminato dai nazisti in nome di un’assurda purità della razza ariana, secondo le fila sapientemente tirate dall’autore, proviene per origine e appartenenza dalla culla dell’arianesimo stesso: il mondo ashkenazita sarebbe rampollo dei cazari, più che di una presunta e inaccessibile ascendenza biblica. Secondo Koestler, insomma, l’ebraismo dell’Europa è figlio del Caucaso: di qui discende, e non da una genealogia antica che affonda nel buio”, così scrive nell’introduzione Elena Loewenthal. Ne La tredicesima tribù, pubblicato per la prima volta nel 1976, Arthur Koestler ripercorre le vicende di questo popolo e propone una tesi tanto audace quanto controversa: gli ebrei ashkenaziti, anziché discendere dagli israeliti della Terra Santa, sarebbero in gran parte discendenti dei cazari convertitisi all’ebraismo. La sua ipotesi – fondata sulle fonti storiche e linguistiche allora disponibili – ha messo in discussione il mito della “compattezza semitica” del popolo ebraico, suscitando interesse ma anche molte critiche, soprattutto in seguito alle importanti scoperte da parte della genetica moderna. Rileggere oggi questo testo significa interrogarsi sul modo in cui si costruiscono e manipolano le identità collettive, su come la storia alimenti narrazioni faziose e resti spesso teatro di battaglie simboliche.

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