“Resterò fuori dagli Usa finchè ci sarà Trump”. Non sappiamo se questa affermazione di Antonio Caprarica non abbia fatto dormire il presidente statunitense, ma per chi ne volesse sapere di più, su cosa l’ex inviato Rai abbia combinato per meritarsi questa agognata punizione, basta comprare Il bullo (Piemme) nelle librerie da qualche giorno. Il libro che Caprarica ha scritto per ricordarci ancora una volta il proprio fastidio nei confronti di Trump. “All’editore ho chiarito subito che avrei scritto un saggio di parte. Del resto, gli inglesi del Telegraph, cioè il bastione del conservatorismo britannico, parlano apertamente di Madness of King Donald, la pazzia di re Donald. Al Congresso americano c’è chi si interroga sulla sua salute mentale”, ha spiegato Caprarica ricordando tutte quelle chiacchiere sanitarie rivelatesi farlocche che accompagnarono Vladimir Putin quando scoppiò la guerra in Ucraina, mentre quelle vere che riguardavano Biden venivano silenziate a tempi di record. Caprarica però aveva, ed ha, una specializzazione: la famiglia reale inglese. Su 25 titoli scritti negli anni, almeno la metà sono sui reali britannici. “A Elisabetta. Per sempre regina, (Sperling & Kupfer) sono affezionato. Uscì un anno prima della sua morte”.
I ringraziamenti ufficiali Caprarica li ricevette dalla sua dama di compagnia della sovrana, la “povera” Lady Susan Hussey: “Costretta a lasciare la corte per aver chiesto con insistenza a un’attivista britannica di colore da quale parte dell’Africa provenisse: come se io avessi voluto sapere da un inglese di origine pugliese di quale paese fosse”. Nell’intervista al Corriere Caprarica ricorda gli inviti a corte (due) tra cui il galà The Purcell School of Music dove partecipò ad un aperitivo con una decina di ospiti: “Quando il principe mi chiese se era difficile, come giornalista, occuparmi di lui, la mia lingua corse più veloce del pensiero e risposi che non era semplice far apprezzare la sua immagine in Italia. Lui sgranò gli occhi e mi salvò mia moglie Iolanda, dicendo che tutte le donne italiane erano innamorate di lui e dunque gli uomini lo sopportavano poco. Finse di crederci”.
Eppure, il libro più venduto (200mila copie nd) da Caprarica risulta un giallo pre boom del genere: “Un giallo di fantapolitica che scrissi nel 1985 con Giorgio Rossi, La ragazza dei passi perduti. Raccontava il delitto di una giovane donna delle pulizie a Montecitorio, ed era un atto d’accusa contro la classe politica italiana e in particolare contro il Partito socialista, che all’epoca ne era la spina dorsale”. Libro i cui diritti cinematografici vennero “acquistati con il contributo del Sismi” e infatti di un ipotetico film “non se ne fece mai niente. Chissà perché”.
Tante le corrispondenze dalle capitali del mondo per Caprarica, anche se il momento in cui ha provato davvero paura è stato in Afghanistan, nel 1988: “Nessun inviato della Rai era riuscito a trovare un modo per arrivarci, io ero stato aiutato da un mio contatto russo. Arrivai embedded, con un gruppo di soldati russi. Atterrammo a Jalalabad al buio, ma subito dopo si accesero tutte le luci e partì la pioggia dei razzi dei mujaheddin che distrusse gli alloggi dove avremmo dovuto dormire. Giusto il tempo di buttarci a terra per evitare le schegge”. Celebri le interviste a Gorbaciov nel 1992 è quella a Yitzhak Rabin durante la sua campagna elettorale: “Era un militare vero, rigidissimo, non sorrideva mai, ma aveva uno sguardo di una umanità straordinaria. E anche quando ci ricevette per l’intervista e ci offrirono un caffè, per prima cosa ci chiese se era buono o se preferivamo un tè o un’altra cosa”. L’uomo dalle mille cravatte nell’armadio (la rosa, quella preferita) una cosa però non rifarebbe: partecipare a Ballando con le Stelle: “Per un motivo: ci vuole un fisico bestiale, non il mio… Milly mi aveva detto mezza verità sul programma, aveva omesso che gli allenamenti quotidiani sarebbero stati così impegnativi. Io ero sfinito. Però almeno mi sono molto divertito”.