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Le “palline di cacca” che hanno invaso le spiagge australiane hanno un’orgine precisa (e potrebbero arrivare ancora): ecco cosa succede ora

All'origine di quelle che vengono chiamate debris balls un enorme fatberg, cioè un accumulo gigantesco di grassi, oli e residui organici annidato all’interno del sistema fognario sottomarino di Malabar, gestito da Sydney Water

di Redazione FqMagazine
Le “palline di cacca” che hanno invaso le spiagge australiane hanno un’orgine precisa (e potrebbero arrivare ancora): ecco cosa succede ora

Un anno fa, sulle spiagge di Sydney si riversarono centinaia di misteriose “palline di cacca” (debris balls), costringendo alla chiusura di diversi tratti di costa. Ora se ne conosce l’origine: un enorme fatberg, cioè un accumulo gigantesco di grassi, oli e residui organici annidato all’interno del sistema fognario sottomarino di Malabar, gestito da Sydney Water.

Come si forma un fatberg? Quando grassi e oli di cucina si mescolano a saponi, detergenti, cosmetici e feci, solidificandosi nel tempo fino a diventare una massa compatta e viscida, simile a cemento. Nel caso di Sydney, questo accumulo si è creato nel corso degli anni in una zona nascosta e inaccessibile del sistema fognario. Poi, quando eventi improvvisi come blackout o piogge intense alterano il flusso delle acque reflue, parti del fatberg si staccano, vengono trascinate verso lo scarico in mare e finiscono per trasformarsi nelle “palline di cacca” che arrivano fino alle spiagge.

Il problema è tutt’altro che semplice da risolvere. La soluzione definitiva ci sarebbe, ovvero chiudere lo scarico sottomarino, che si estende per 2,3 chilometri al largo della costa, per effettuare interventi di manutenzione e deviare temporaneamente le acque reflue verso lo scarico sulla falesia, con conseguenze pesantissime sull’ambiente e sulla fruizione delle spiagge. I tecnici hanno localizzato con precisione il fatberg all’interno del sistema di Malabar, uno dei più grandi d’Australia, che serve circa due milioni di persone nei sobborghi di Sydney, tra cui Liverpool, Fairfield, Campbelltown e la stessa area di Malabar.

Negli ultimi mesi, come emerso da un’inchiesta del Guardian, sono già state rimosse 53 tonnellate di materiale, ma la parte più consistente dell’accumulo, una miscela di grassi solidificati e feci, resta bloccata in un punto critico e irraggiungibile, tra le paratie di sicurezza e il tunnel che conduce allo scarico oceanico, a circa 300 metri dall’uscita. Una zona che non può essere superata in sicurezza e che risulta accessibile solo in rare condizioni di bassa marea.

Una situazione che mantiene alto il rischio di nuove fuoriuscite e di ulteriori invasioni di “palline di cacca” sulle spiagge. Per questo il governo del Nuovo Galles del Sud ha annunciato un maxi piano di ammodernamento e ampliamento dell’impianto, con un investimento di 3 miliardi di dollari australiani da realizzare nell’arco di dieci anni, con l’obiettivo di ridurre la quantità di acque reflue che il sistema di Malabar è chiamato a trattare.

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