Fino a tre o quattro anni fa la Val di Funes era un luogo per pochi. Le immagini della chiesetta incorniciata dalle Odle comparivano sulle riviste di montagna, sulle cartoline o nei racconti degli appassionati che conoscevano la valle e sapevano che proprio da lì partiva un sentiero capace di risalire i boschi fino a una delle malghe più panoramiche delle Dolomiti. Arrivarci significava attraversare tutta la valle, conoscere i tempi, i luoghi, le stagioni. Oggi, invece, quelle stesse immagini sono diventate uno degli scatti più ambiti di Instagram. E la Val di Funes è l’ultimo degli “hotspot” del turismo altoatesino di tendenza sui social.
Le chiesette di Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui, con le cime frastagliate del gruppo delle Odle alle spalle, sono diventate i nuovi simboli visivi delle Dolomiti. Scenari da fotografare in fretta, spesso senza fermarsi davvero. Un fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’equilibrio della valle, fino a spingere prima i proprietari dei terreni e ora il Comune a intervenire.
Già nel 2022, come ricorda il Corriere della Sera, il proprietario del prato su cui sorge la chiesetta di San Giovanni di Ranui, Gerhard Runggatscher, aveva deciso di installare un tornello a pagamento per fermare l’assalto dei visitatori che invadevano il suo terreno per una foto. La scorsa estate una scelta simile è stata adottata anche dai proprietari dei prati sul Seceda, a poche centinaia di metri in linea d’aria.
Ora tocca al Comune di Funes. Il sindaco Peter Pernthaler spiega al Corriere le ragioni di una decisione che segna un cambio di passo nella gestione dei flussi turistici. “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti“, afferma il primo cittadino. Dopo una serie di riunioni con l’associazione turistica, l’amministrazione ha deciso di sbarrare le strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena nei momenti di maggiore afflusso. Il modello non sarà quello di Braies, precisa Pernthaler. “Non ci sarà la prenotazione: quando il parcheggio in centro sarà pieno, allora autobus e macchine dovranno tornare indietro e parcheggiare più in basso”. Potranno proseguire solo i residenti e chi soggiorna nelle strutture alberghiere della zona.
L’obiettivo dichiarato è fermare il turismo mordi e fuggi che, secondo il Comune, sta mettendo sotto pressione il territorio senza portare benefici reali alla comunità: “I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ragione ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà l’invasione”, dice il sindaco, annunciando anche un rafforzamento dei controlli in collaborazione con il Comune di Chiusa e un possibile potenziamento del trasporto pubblico. Tra le misure previste c’è anche l’aumento delle tariffe dei parcheggi del paese, finora fissate a 4 euro per l’intera giornata. Un costo giudicato troppo basso per scoraggiare l’assalto dei visitatori che arrivano, scattano una foto e ripartono.