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“Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto ma gli auguro successo”: il duro sfogo di Al Bano contro Carlo Conti

In una lunga intervista al Corriere della Sera, il cantante di Cellino San Marco non si risparmia e dice la sua anche sulle recenti critiche mosse da Romina Power alla canzone Felicità

di Giuseppe Candela
“Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto ma gli auguro successo”: il duro sfogo di Al Bano contro Carlo Conti

Ad Al Bano proprio non è andata giù. La sua distanza dal Festival negli ultimi anni, se non come ospite, ha suscitato reazioni piccate e dichiarazioni molto critiche, prima destinate ad Amadeus e dallo scorso anno al direttore artistico Carlo Conti. Dopo quindici partecipazioni ribadisce di aver chiuso con Sanremo: “Nel 2017 mi cacciarono la prima sera, avevo una canzone meravigliosa. Ora basta, non propongo più niente”.

E mette nel mirino il conduttore toscano: “Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto, ma siccome soffro di sanremite acuta lo guarderò e gli auguro un grandissimo successo. Sono un Re, non mi mischio con dei semplici Conti”, lo stoccata nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Dove non risparmia nemmeno Romina Power che nei giorni scorsi nel podcast di Alessandro Cattelan aveva dichiarato: “Felicità? Non la volevo nemmeno incidere, la trovavo banale”, provando successivamente a raddrizzare il tiro (“Etimologicamente la parola ‘banale’ deriva dal francese antico ‘banal’ e significa semplicemente qualcosa di comune, di neutro. Non è un termine offensivo“). “Meglio se sto zitto. Ingrata? Beh, è come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene, di canzoni così. Ed è tutto meno che banale: fu la mia risposta ai colleghi che, negli anni delle Br, ammiccavano a quello stato di cose”, replica Al Bano.

Quando mi misi con lei, nella sua famiglia la parola ‘divorzio’ era la normalità. Suo padre, sua madre, i nonni, erano tutti divorziati. Sa come si dice: ‘Lu zumpu ca face la crapa lu face puru la crapetta’ (il salto che fa la capra lo fa pure la capretta). Pensai: ‘Durerà per due o tre anni’. Però non volevo perdere neanche un giorno di quella vita eccezionale“, continua il cantante di Cellino San Marco. “Lei ha detto ‘non si smette mai di amare chi si è amato’. Mah, con le parole possiamo dire tutto. L’amore c’è stato, è innegabile, come dopo la divisione. Abbiamo messo al mondo dei figli, meglio farsi la pace che la guerra. Da qui a chiamarlo amore però ce ne passa“, spiega l’artista pugliese.

“Nostalgia canaglia? Quegli anni sono passati, belli e tragici, ora non ho tempo per la nostalgia. Ero rimasto solo. Ma poi ho ritrovato la primavera. E si chiama Loredana Lecciso. Per me è ricominciata la vita. E continua da 25 anni“, chiude così il capitolo amore. Concedendosi un passaggio sul cappello che indossa sempre e sui suoi capelli: “Porto sempre il cappello da quando ho cominciato a perdere i capelli. Anche papà, che ce li aveva, lo metteva. Mi piace, è un simbolo. I capelli me li tingo? Sì, me li tingo, mbè? Non ho niente da nascondere. Non sopporto il bianco sulla mia faccia, mi sbatte”.

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