Crime

Svolta nel cold case di Manuela Murgia, la nuova perizia esclude il dna dell’unico sospettato: l’allora fidanzato Enrico Astero

Il 29 gennaio si svolgerà l'incidente probatorio che indicherà l’iter di questo delitto irrisolto

di Alessandra De Vita
Svolta nel cold case di Manuela Murgia, la nuova perizia esclude il dna dell’unico sospettato: l’allora fidanzato Enrico Astero

Svolta nel cold case di Manuela Murgia: la perizia depositata dai Ris ha escluso dall’analisi dei reperti il Dna dell’unico sospettato: l’allora fidanzato della ragazza Enrico Astero. Il 29 gennaio sarà l’incidente probatorio a indicare quale sarà l’iter di questo delitto irrisolto per cui la famiglia della ragazza cagliaritana invoca ancora giustizia. Manuela, lo ricordiamo, fu ritrovata senza vita il 5 febbraio 1995 nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari, in seguito a una segnalazione anonima alle forze dell’ordine.

La nuova perizia

Non compare nessuna traccia dell’ex fidanzato sui vestiti della ragazza. Questo è quanto emerge dalla perizia tecnica depositata dai carabinieri del Ris di Cagliari, che hanno analizzato 89 tracce biologiche repertate sugli indumenti di Murgia, in particolare sulla sua biancheria.
Gli abiti che Manuela Murgia ha indossato nel suo ultimo giorno di vita erano stati ritrovati nel 2024, quasi trent’anni dopo il suo omicidio, nei locali dell’Istituto di Medicina Legale di Cagliari. Già ad una prima analisi avevano rivelato la presenza di tracce di Dna di sesso maschile.
Era stato il giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri ad autorizzare il prelievo del Dna all’ex fidanzato della giovane, Enrico Astero, oggi 54enne, che è stato indagato per omicidio volontario. Di Astero nessuna traccia ma sono emersi profili genetici sconosciuti. Tra questi, c’è un profilo ignoto maschile, rinvenuto su un pelo trovato nella busta contenente gli stivaletti della ragazza mentre altre tracce restano ancora senza identificazione certa.

Il legale dei Murgia, l’avvocato Bachisio Mele, ha dichiarato che, proprio alla luce dei nuovi profili genetici emersi, avanzerà la richiesta di estendere le indagini a tutti coloro che interagirono a diverso titolo con Manuela nei suoi ultimi giorni di vita. Lo stesso Ris (ha sottolineato Mele) suggerisce ulteriori confronti per trovare una soluzione al caso. L’esitò della perizia verrà dibattuto e confrontato con le consulenze della difesa e della parte civile durante l’udienza di incidente probatorio per cui tocca attendere il 29 gennaio.

L’ipotesi del suicidio

Trent’anni fa, la Procura di Cagliari aveva archiviato il caso di Manuela Murgia come suicidio ma prima che si arrivasse a parlare di un gesto volontario, erano state fatte delle indagini dalla Polizia che raccolse testimonianze e ricostruì la sua ultima giornata. I familiari di Manuela non hanno mai creduto a questa versione del suicidio e si sono sempre battuti affinché si approfondisse ulteriormente, portando alla riapertura delle indagini. Nel 2024, la famiglia aveva presentato una prima richiesta ufficiale per la riapertura del caso, ma questa era stata respinta. Successivamente, gli avvocati Giulia Lai e Bachisio Mele hanno presentato una nuova istanza, supportata anche dalla consulenza del medico legale Roberto Demontis che ha ipotizzato che le lesioni di Manuela non fossero compatibili con un suicidio o una caduta accidentale. I familiari pensano sia impossibile che Manuela si sia lanciata dal Canyon del Tuvixeddu perché non conosceva quel posto e per arrivarci avrebbe dovuto scavalcare due reti, una metallica e l’altra in filo spinato ma sia le suole a “carro armato” degli stivaletti che i vestiti erano intonsi così come anche il montgomery.

Il delitto del Tuvixeddu

Manuela era scomparsa il giorno prima del ritrovamento del suo corpo, il 4 febbraio, dopo essere uscita di casa con l’intenzione di incontrare qualcuno. Era stata vista salire da una testimone (la sua madrina, che abitava di fianco ai Murgia) su un’auto blu metallizzata e allontanarsi da casa, indossando pantaloni del pigiama sotto i jeans e lasciando sul tavolo della cucina un rossetto e un profumo.
Nel corpo di Manuela vennero ritrovate dal medico legale, tracce di semolino che non mangiò a casa sua. Quel giorno, prima di morire, Manuela pranzò altrove. Ingerì la minestra, secondo i referti, tra le 14,30 e le 15 mentre ha l’ora della morte è stata collocata tra le 18 e le 20. Il giorno dopo alle ore 12 alla stazione di Polizia arrivò una telefonata anonima che indicò il luogo dove fu ritrovato il corpo di Manuela.
Già nel 1995 la Mobile di Cagliari percorse la strada dell’omicidio. C’erano elementi oggettivi che non potevano essere spiegati da un gesto volontario come il trascinamento del corpo sul luogo del ritrovamento e di oggetti della ragazza (un portamonete e una salvietta) a 150 metri dal corpo. Ma il medico che fece la prima perizia sul corpo nel 1995 stabilì che la ragazza si era tolta la vita: da lì vennero interrotte tutte le attività e il caso fu archiviato fino alla recente riapertura dell’inchiesta che si spera porterà a una svolta.

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