Risalgono soltanto a sei anni fa i resti ossei ritrovati a Cecchignola, in una grotta nella zona di Roma Sud. Non appartengono quindi a Emanuela Orlandi (fonte: La Stampa). Due gli scheletri ritrovati a Cecchignola a ma nessuno di questi appartiene alla cittadina vaticana misteriosamente scomparsa nel cuore di Roma il 22 giugno del 1983. “Tutte le volte che a Roma si scava o vengono ritrovate delle ossa, si pensa a Emanuela”: ha dichiarato in più occasioni il fratello dell’allora 15enne scomparsa, Pietro Orlandi. Soltanto un mese fa si era ipotizzato potesse esserci il suo corpo nella botola ritrovata sotto la Casa del Jazz a Roma dove sono ancora in corso degli scavi anche se per ora i lavori sono interrotti. Poco più di un anno fa, la stessa ipotesi era avanzata quando vennero ritrovati altri resti ossei umani nel vano ascensore di un padiglione dell’ospedale San Camilo di Roma. E ancor prima, nel novembre del 2018 era stato fatto il nome di Emanuela quando erano stati ritrovati resti umani sotto le assi del pavimento del Palazzo della Nunziatura Apostolica a Roma. In nessuno di questi casi è stato rintracciato un collegamento col caso della Vatican Girl e nemmeno in quest’ultimo.
Le indagini della procura di Roma hanno stabilito che si tratta di ossa che risalgono a sei anni fa, non a 43 anni fa. Il medico legale ha stabilito che i resti appartengono a un uomo e una donna, lui tra i 30 e i 35 anni, con una evidente ferita al cranio, lei tra i 19 e i 24. Secondo quanto riportato da La Stampa, potrebbe trattarsi di un duplice omicidio ai danni delle due vittime ritrovate ormai in stato avanzato di decomposizione. Il ministero dell’Interno ha fornito un elenco di centinaia di persone scomparse negli ultimi anni, per incrociare i dati con segnalazioni, fascicoli e tutto quello che potrà portare alla identificazione della coppia ritrovata.
I due corpi erano stati rinvenuti lo scorso 24 maggio da due speleologi milanesi in villeggiatura nella Capitale. I due amici si erano inoltrati da soli in un anfratto, da un varco che si colloca tra via dei Corazzieri e via di Vigna Murata. La grotta in cui è stato fatto il macabro ritrovamento è a poche centinaia di metri dalla stazione Laurentina della metro B.
“Ogni volta che viene trovato un osso viene attribuito a Emanuela Orlandi. Non c’era stato il minimo pensiero da parte nostra di collegare questo evento a lei”: così commenta a FQ l’avvocato di Pietro Orlandi, Laura Sgrò che aggiunge: “Se c’è una grande suggestione collettiva ogni volta che viene fatto un ritrovamento osseo, significa che c’è anche una grande speranza di trovare una soluzione al caso di Emanuela”. Domani riprendono i lavori della commissione bicamerale di inchiesta che sta cercando di fare luce su uno dei più intricati misteri italiani. Ad essere interrogati dai commissari di Palazzo San Macuto saranno due compagne di classe di Emanuela Orlandi al Convitto nazionale “Vittorio Emanuele II”, Caterina Fanello e Fabiana Valsecchi. Le audizioni rientrano nel ciclo di ascolti di amiche e conoscenti dell’epoca, già avviato dalla Commissione nelle precedenti settimane.
Foto d’archivio