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“Uccisero mio nonno sparandogli. Ora acquisterò la nostra ‘casa alta’. Se non fossi un calciatore, avrei fatto il cameriere”: Luka Modric tra guerra e calcio

Il campione del Milan rivela il suo passato doloroso in Croazia: "Ricordo il funerale. Papà che mi porta davanti alla bara e mi dice: 'Figlio mio, da’ un bacio al nonno'"
“Uccisero mio nonno sparandogli. Ora acquisterò la nostra ‘casa alta’. Se non fossi un calciatore, avrei fatto il cameriere”: Luka Modric tra guerra e calcio
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“Era il dicembre del 1991, avevo sei anni. Una sera il nonno non tornò a casa. Andarono a cercarlo. Gli avevano sparato in un prato ai margini della strada. Aveva sessantasei anni. Non aveva fatto nulla di male a nessuno”. A parlare è Luka Modric, talento oggi in forza al Milan. Modric in carriera ha vinto tutto durante la sua esperienza al Real Madrid (compreso un pallone d’oro) e a 40 anni continua a far la differenza con la maglia rossonera. Non solo l’allenamento, ma anche la famiglia, l’umiltà, il vivere quotidianamente come una “persona normale“. Così il croato continua a rimanere a livelli alti.

Valori e qualità acquisite nel tempo, dopo un’infanzia difficile in Croazia, raccontata nel corso di una lunga intervista al Corriere della Sera. “Da piccolo non sono andato all’asilo, piangevo sempre, così mi hanno portato nella “casa alta” di mio nonno, in Dalmazia. Era la casa dei cantonieri: il nonno aveva la manutenzione della strada“, ha spiegato Modric cominciando un lungo racconto. E quando parla del nonno Luka lo fa con orgoglio: “Porto il suo nome. Mi ha insegnato a spalare la neve, ad accatastare il fieno, a portare il gregge al pascolo. Sono cresciuto con gli animali, mi divertivo a tirare la coda alle caprette, credo di aver imparato a giocare a calcio lì, fra le pecore e le pietre”.

La storia del nonno

Poi il nonno fu ucciso dai cetnici serbi nel 1991, una ferita ancora aperta per Luka Modric. Il croato si blocca quando deve parlarne. Anche a distanza di 34 anni continua a chiedersi: “come si fa a uccidere un uomo buono, un uomo giusto? Perché?”. Poi il racconto: “Lo uccisero perché la guerra era così. Ricordo il funerale. Papà che mi porta davanti alla bara e mi dice: ‘Figlio mio, da’ un bacio al nonno'”.

Oggi Modric sogna di acquistare il terreno dove sorgeva la “casa alta“, incendiata dopo l’assassinio del nonno. “Oggi è di proprietà dello Stato. Tutta in rovina, piena di erbacce. Pensano di farci un museo. Ma non vorrei che fossero altri a decidere. La vorrei comprare. Per il nonno e anche per me. Quel rudere è un pezzo della mia vita”.

Modric: “Se non avessi fatto il calciatore, avrei fatto il cameriere”

Ormai da più di 20 anni incanta sui campi di calcio: tecnica sopraffina, visione di gioco incredibile ed eleganza di quelle che fanno innamorare del gioco. Ma se Modric non avesse fatto il calciatore, avrebbe già avuto l’alternativa pronta: “Avrei fatto il cameriere. Ero bravino. E mi piaceva. Ho studiato all’istituto alberghiero di Borik. Il primo anno facevamo pratica al ristorante Marina di Zara, dove si tenevano i pranzi di nozze. Me la cavavo a servire le bevande e ai pranzi di nozze croati si beve parecchio. L’unica cosa che non mi piaceva era lavare i piatti“.

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